Troppo lontani dalle stelle

Troppo lontani dalle stelle

Ray Bradbury aveva più o meno nove anni e si era trovato a sfogliare certi fumetti di ambientazione marziana corredati da foto del pianeta scattate dall’Osservatorio Lowell. Tanta documentazione non gli fu sufficiente: racconta, infatti, che subito dopo aveva sentito la necessità di alzare gli occhi al cielo per cercare il bagliore rossastro di Marte. Qualche anno più tardi, vedrà in quel sogno “la base di partenza del nostro io superiore e della nostra possibile immortalità”… Lord Bernard Russell, uno dei più grandi filosofi viventi, aveva favorevolmente commentato il suo capolavoro, Fahrenheit 451, e lo invitò a cena. Ai timori iniziali per l’arduo confronto intellettuale seguì una “conversazione galoppante su ciò di cui parliamo ogni minuto ogni ora ogni giorno: il futuro”. Non esattamente quello delle storie di sci-fi, popolate di robot e razzi, ma dell’avvenire che comincia domattina, o anche soltanto fra un’ora… Solo un grande scrittore può convincerci ad amare il maltempo durante una vacanza in Italia. A Tivoli, passeggiando fra le fontane di Villa Adriana e Villa d’Este, un acquazzone improvviso fa scappare gli altri turisti e diventa l’occasione per giocare con la pioggia martellante e la luce che diventa ombra, coinvolgendo moglie e figli, per poi correre verso la Basilica di San Pietro, ad ammirare l’opera di Michelangelo e Bernini… Perché amare i film horror come Il gobbo di Notre-Dame o Il fantasma dell’Opera? Presto detto: sono anche storie d’amore e rivelano la perenne ricerca di sentimento che abita l’animo dell’uomo e lo spinge a sconfiggere il male con la bontà. Certo, nel frattempo, occorre sopravvivere al cuore spezzato… Di metafora in metafora, un viaggio in treno attraversando gli Stati Uniti evoca la grandezza di un popolo che costruisce strade e fattorie, accende lampade e disegna nuove mappe, mentre la tecnologia rapidamente trasforma la società. Diventa semplice così sperare di conoscere anche altri pianeti… Non tutti sanno che Bradbury scrisse i dialoghi del kolossal che John Houston trasse da Moby Dick: per farlo, si ritirò in Irlanda per otto mesi compiendo un faticoso esercizio di immedesimazione e, chino sul foglio bianco, costrinse se stesso a pensare e a scrivere come Melville. Non fu semplice ma, alla fine, riuscì a espugnare il segreto di quella storia, pensando in grande: “Non curatevi delle sardine quando emerge il Leviatano”… Pur apprezzando la bellezza del film che François Truffaut trasse dal suo Fahrenheit 451, lo scrittore rinunciò a scriverne il seguito. Se ne convinse ripensando ai grandi classici amati - da Furore a Morte a Venezia a Guerra e Pace: lo considerò solo un bell’esercizio di immaginazione e decise di lasciare in pace, custoditi nei libri originali, gli eroi delle sue storie preferite…

Tutto questo, ma non solo, è stato Ray Bradbury. Che, a un certo punto della sua ricca e splendida esistenza, scelse di fare una pausa dalle fatiche narrative per dire la sua su “passato, futuro e tutto ciò che sta nel mezzo”. Questo libro è un’antologia di saggi “familiari”, scritti nelle prime ore dell’alba e nati da “esplosioni d’amore, e da quiete, tranquille passioni”. In origine pubblicati su testate come il “Wall Street Journal” e “Los Angeles Times” oppure apparsi sotto forma di intervista, sono trentasette brani e compongono il resoconto di quanto appreso a margine del proprio vissuto, delle idee e della visione del mondo. Più precisamente, secondo i capitoli, Bradbury interviene sulla scrittura, sulla fantascienza, sulle persone, sulla vita, su Parigi e su Los Angeles. Si tratta degli aneddoti di un uomo che godette della meritata popolarità fin dagli esordi: amato dai lettori e ricercato dal cinema e dallo star system internazionale (lavorò anche con Walt Disney) così come da scienziati e filosofi. Mai trattato, tuttavia, da profeta: con onestà intellettuale e generosità, seppe portare la poesia a Hollywood e far entrare mondi fantastici e personaggi indimenticabili nei best seller venduti anche in edicola e per corrispondenza. E, soprattutto, riuscì ad avvicinare un’umanità eterogenea all’idea di un futuro possibile. Nonostante i suoi contemporanei fossero più vicina alla fuoriuscita dalle caverne che prossimi allo sbarco su altri mondi (“Troppo lontani dalle stelle”, appunto), la sua finestra sul futuro è illuminata da una positività contagiosa. Che ben meritava, perciò, di essere divulgata in queste deliziose e sagge cronache personali.



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