Tutti i miei errori

Tony del Fresco, nella primavera del 1941, ha sposato una certa Theresa Del Frisco - ufficialmente una fioraia, ma in realtà ladra abilissima e sicario occasionale, al soldo di King Lucius - a Tampa. L’assonanza tra i cognomi è l’unica cosa vagamente divertente che si ricordi di quel matrimonio, segnato invece dalle continue percosse reciproche: lui la colpiva spesso con una bottiglia e lei ricambiava con una mazza da croquet. Scene di questo tipo si sono ripetute spesso ed ora, agli albori dell’inverno 1943, Theresa è stata arrestata per aver sfondato il cranio del marito con la stessa mazza da croquet già utilizzata in precedenza per difendersi. Due cose la preoccupano: finire sulla sedia elettrica e non riuscire ad occuparsi di Peter, il figlio ancora molto piccolo. Ma Jimmy Arnold, consulente legale di King Lucius, la rassicura. Il procuratore distrettuale conosce la sua storia di maltrattamenti e le proporrà un accordo. Per quanto riguarda il futuro del piccolo Peter, invece, presto King Lucius le pagherà i profitti per un lavoro che Theresa ha da poco concluso, profitti sufficienti a riempire la pancia di Peter, quella dei suoi figli e dei nipotini. Sessantadue mesi: ecco la pena minima che deve scontare in un carcere di massima sicurezza. Il procuratore distrettuale è stato di parola. Peccato, però, che in poco tempo qualcuno abbia già attentato un paio di volte alla sua vita. Theresa sa di essere in pericolo e fa recapitare un messaggio all’esterno, al vicepresidente della Suarez Sugar su Howard Avenue a Tampa, il signor Joe Coughlin, attraverso il quale gli fa sapere che ha bisogno di vederlo e che è una questione di vita o di morte, per entrambi. Joe, ex boss di una certa fama ed ora uomo d’affari con contatti con i servizi segreti della marina, è perplesso. Chi vuole ucciderlo? Quale dei suoi nemici? A che scopo?

Atto finale della trilogia dei Coughlin, cominciata con Quello era l’anno, nel 2008 - in cui si racconta la carriera del poliziotto Thomas Coughlin - e proseguita con La legge della notte, nel 2012 - in cui si narra dell’ascesa di Joe, giovane figlio di Thomas Coughlin, nel sottobosco mafioso, durante gli anni del Proibizionismo. In questo terzo romanzo, Joe, la cui moglie è stata uccisa in un agguato, è diventato consigliere della Cupola che gestisce tutti i traffici illegali in Florida e a Cuba, si è rifatto una vita insieme al figlio Thomas ed ha tutto: l’anonimato, in primis, che lo rende sicuro, poi i soldi, una nuova amante ed il potere. Ma “quello che nessuno dice sul potere è che non è mai assoluto. Nell’istante esatto in cui ce l’hai, c’è già qualcuno pronto a togliertelo.” Ed ecco allora presentarsi la resa dei conti per Joe, una resa che coinvolge dapprima il figlio, poi a seguire gli amici di un tempo, i colleghi, l’amante e gli affetti più cari. Prendendo malinconicamente coscienza dell’impossibilità della vera amicizia, in quanto tutti tradiscono tutti, Joe riflette sul suo passato e sulla sua avversione per ogni tipo di ingiustizia, anche all’interno di una logica criminale. È il suo intero mondo che viene messo in discussione, la sua voglia disperata di negare la sua essenza prima di tutto a se stesso. Un thriller mozzafiato, il ritratto potente di un mondo in cui il tradimento la fa da padrone in ogni tipo di relazione, un racconto duro, che parla di rapporti umani e di vite al limite e che non fa sconti. Un romanzo carico di emozioni contrapposte, una lettura in cui la linea di demarcazione tra il legale e l’illegale, tra il bene ed il male, tra la ragione e il torto è quanto mai confusa ed imprecisa. Uno stile narrativo curato ed impeccabile per uno dei migliori scrittori di thriller contemporanei, che ha al suo attivo capolavori come L’isola della paura (Shutter Island) e La morte non dimentica (Mystic River), portati poi sul grande schermo da cineasti di spessore come Clint Eastwood e Martin Scorsese.

 


 

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