Tuttissanti

Lucio guarda davanti a sé. Fisso. C’è un ragazzo, Christian Russo. Uno dei tantissimi che gli sono passati davanti per essere selezionati. Christian è ben messo, “muscoloso, spalle larghe”. Ma ha i denti ingialliti e i segni dell’acne giovanile sul viso. Ha un problema con l’asma. Dovrebbe scartarlo. Con la salute non si scherza. Eppure Lucio, il manager più acclamato dai vip, il novello dio della mondanità, scorge “qualcosa” negli occhi di Christian. Sarà la voglia di riscatto, la voglia di andar via, il più lontano possibile da Maddaloni, di diventare “famoso”, sarà che ad un tratto a Lucio viene in mente la sua, di infanzia. Povera ma non infelice. Ma ormai è acqua passata. Ora è il re. Si trastulla con la sua corte di ragazzi bellissimi in giro per l’Italia: Milano, Cortina, Porto Rotondo, di villa in villa, di festa in festa, di evento in evento. Ama svegliarsi per ultimo. Guardarli lì, che lo attendono. Si prende cura di loro. Crea i nuovi vip. È il demiurgo delle fantasie degli italiani. Da a loro ciò che desiderano. È il re delle feste, il più invidiato, l’uomo di cui tutti cercano il consenso. Christian diverrà il suo nuovo pupillo, la sua ultima marionetta. Perché presto o tardi, tutto è destinato a finire, a dissolversi…
Teresa Ciabatti, già autrice del bel romanzo Il mio paradiso è deserto, collaboratrice della rivista “Io Donna”, si cimenta in un romanzo breve, essenziale, un frammento perfetto della realtà del nostro Paese. Un Paese in cui i “vip” sono creati ad arte, per un pubblico di telespettatori che li divora, li cannibalizza. Il desiderio della maggior parte dei giovani è quello di far carriera in tv, di “diventare qualcuno”, un “tronista”, una “velina”: carne da macello per il mondo spietato dello spettacolo, per il mondo trash della tv. La scrittura è asciutta, paratattica, lo stile allo stesso tempo raffinato, la narrazione incalzante, senza tempi morti. Ogni singola frase ha il suo peso specifico, la sua importanza, non c’è nulla che possa ritenersi superfluo. L’autrice disegna i suoi personaggi, li plasma, li modella, tanto che il distacco tra la letteratura e la realtà diventa un gap infinitesimale. La Ciabatti non dà giudizi morali. Troppo facile. Lascia che sia il lettore a giudicare. La lettura ci lascia l’amaro in bocca. È questo quello che siamo diventati? Questo il mondo dei Corona e dei Lele Mora? Questo quello che desideriamo davvero? Tuttissanti dovrebbe essere letto dai più giovani, dovrebbe esser letto da chi realmente crede che la tv trash sia l’unico orizzonte possibile per esprimere se stessi. Tuttissanti fa male. Malissimo. Ma del resto è anche questo quello che uno scrittore deve saper fare. E Teresa Ciabatti è di certo una delle penne più talentuose in Italia.

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