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Un’estate magica

Un’estate magica

Larissa apre gli occhi ed intravede, nel bagliore delle prime luci dell’alba, il display della sveglia sul comodino: è un po’ presto, ma a lei piace alzarsi e guardare attraverso le finestre del soggiorno a quell’ora del mattino in cui ancora tutto tace. Abita in quella vecchia casa padronale ristrutturata da dodici anni ormai ed è considerata un’anima solitaria. Nonostante abbia fatto conoscenza un po’ con tutti, non è nata una vera e propria amicizia con alcuno. D’altra parte, ciò non la turba più di tanto: ha deciso di rintanarsi in quel luogo proprio per tagliare i ponti con tutti e cercare di dimenticare ciò che le è accaduto. Era felice Larissa, anni prima; amava Max, un architetto, ed era convinta che da un giorno all’altro lui le avrebbe chiesto di sposarlo. E lei avrebbe accettato, eccome. Quel giorno maledetto, in cui tutto era cambiato, lei lo stava attendendo nel solito punto, accanto alla vecchia pietra miliare, coperta da sterpaglie, che indicava la distanza di trenta chilometri dalla città di Meiβen. Max era in ritardo e Larissa, pur cercando di tranquillizzarsi, aveva cominciato a sentire i crampi allo stomaco per il timore che gli fosse successo qualcosa, anche perché Max aveva la pessima abitudine di andare piuttosto veloce in moto. Finalmente aveva scorto in lontananza una nuvola di polvere e si era risollevata. Ma quando il rumore si era fatto più vicino, si era accorta che non si trattava di una moto, ma di un’auto. L’auto aveva rallentato, si era fermata accanto a lei, ne era sceso un uomo che si era presentato dicendo di essere un collega di Max e, con delicatezza, le aveva comunicato che c’era stato un incidente e Max non avrebbe potuto raggiungerla mai più. Ecco perché ora Larissa vive tutta sola in quella grande casa, ama leggere e riflettere, raggiunta ogni tanto da qualche gatto del vicinato, e si dedica con passione alle sue attività: si occupa degli animali, del suo campo di more e, soprattutto, dipinge scarpe da sposa. Non sa, però, che sta per ricevere una visita da sua nipote Wiebke, che ha deciso di trasferirsi un po’ di tempo da lei, per lasciarsi alle spalle un periodo buio e prendere le distanze dalla vita frenetica di Berlino…

Due mondi diversi, due realtà diverse e due protagoniste diverse sono gli ingredienti di questa storia piuttosto semplice. Da un lato una donna che non ama rischiare e che ha fatto della malinconica e solitaria campagna tedesca il suo buen retiro, dall’altro una giovane e testarda studentessa poco più che ventenne, un po’ stanca ed annoiata della vita frenetica di una grande città come Berlino. Due persone lontanissime, quindi, ma insospettabilmente molto vicine e non solo per il legame di sangue che le unisce. Entrambe sono state schiaffeggiate dalla vita, hanno sofferto e perso ed hanno deciso di lenire il loro dolore isolandosi, nell’attesa che le loro ferite si cicatrizzino. Wiebke e Larissa, nipote e zia, riusciranno- pur nel rispetto delle loro reciproche diversità e solo dopo essersi scontrate anche in maniera tutt’altro che delicata- a creare un buon rapporto, che aiuterà entrambe a chiudere i conti con il passato e ad aprirsi con fiducia verso nuove amicizie, nuovi sentimenti, nuovi amori. Una trama piuttosto semplice, quindi, presentata con una scrittura corretta, scorrevole e pulita e con spunti di riflessione piuttosto interessanti, come il confronto con se stessi e con i propri demoni del passato, che tuttavia pare non sfruttare a dovere il proprio potenziale. I sentimenti e le sofferenze vengono per lo più raccontati con una certa freddezza- o forse solo con una certa fretta- e ciò che aleggia durante la lettura è una vaga sensazione di superficialità e prevedibilità. Tuttavia, il libro si presta per una lettura d’evasione senza pretese e, con queste premesse, è piuttosto godibile, ricco com’è di dialoghi ben tessuti, grazie ad un linguaggio fresco e tutt’altro che artificioso.