Un bacio che non si stacca più

Un bacio che non si stacca più

Quel pomeriggio, a soli sedici anni, ha visto la madre smettere di respirare. Quando Grazia è andata ad abitare nelle sue “nuove case, il cimitero e il cielo”, erano le cinque e dieci e Flavia era lì insieme al padre, la zia e Bianca, la gattina, che non voleva più uscire da sotto il letto. Ma adesso è stanca di piangere, vuole ricominciare a truccarsi. Una mattina, andando a scuola, preleva una lettera dalla cassetta della posta. L’ha scritta sua madre, “per esserci ancora un po’, come se niente fosse, per dirle delle cose ...per fregare la morte, la madre di nessuno”, ed è indirizzata a lei. Con il dolore che attanaglia il cuore, Flavia continua a vivere, in quella città dov’è nata e cresciuta, Bologna. Trascorre le giornate assorbita dagli impegni scolastici (le interrogazioni a tappeto di matematica del prof. Matteucci, le preoccupazioni della prof.ssa Verri), sbrigando le faccende di casa, cercando di essere vicina al padre, per non lasciarlo troppo solo, soprattutto dopo che ha scoperto alcune bottiglie di rum e whisky nascoste dietro i detersivi, sotto il lavello. Si gode dei pomeriggi in compagnia delle amiche Sabri, Sere, Anna e del fidanzato Luca (che poi loro quando si baciano sono capaci di fare la magia, di fermare il mondo). Nei giorni seguenti arrivano altre lettere, spedite da città diverse, Firenze, Ferrara, Venezia, da cui Flavia trae insegnamenti preziosi per costruirsi la vita, scoprendo l’esistenza di regali lasciati dalla madre ed imparando ad apprezzare la parola no, che disegna chi sei e chi non sei sulla faccia del mondo. Ma una domanda inizia a farsi spazio in testa. Chi spedisce le lettere? E dopo averne ricevute tante, Flavia decide di scriverne una lei. ”Cara mamma...”...

Augusto Macchetto, scrittore di storie per ragazzi, esordisce con il suo primo romanzo, Un bacio che non si stacca più, pubblicato da Rizzoli nella Collana Ragazzi. Sarà anche un romanzo YA, ma il tema di questo libro, benché non brilli per originalità, è denso di implicazioni emotive e spunti di riflessione, al punto da ritenersi piacevole anche per un pubblico di lettori adulti. La trama è incentrata su una teenager di sedici anni costretta dalla vita ad affrontare l’evento traumatico della morte della madre. La ragazzina, che dovrebbe essere annullata e schiacciata dal peso intenso del dolore, sprigiona al contrario una forza reattiva tale per cui attraversa il crinale dell’adolescenza e varca la soglia dell’età adulta. Oltre che prendersi cura di sé, deve occuparsi del padre, un uomo distrutto dalla perdita della donna amata, perso nel dolore e incapace di provvedere alle incombenze della vita quotidiana. Ma ancora una volta è l’amore materno, custodito nelle lettere che vengono spedite a Flavia, ad indicarle quale strada percorrere. Abile l’autore a suscitare ed alimentare nel lettore la curiosità di sfogliare le ultime pagine per scoprire chi invia le lettere, a rendere la prosa agevole, con un quid di giovane, effervescente. Il ritmo della narrazione, gradevole, lascia spazio nei passi giusti a pause e rallentamenti per stimolare la riflessione. Che Augusto Macchetto sia un inventore di storie per ragazzi emerge con evidenza. Le piccole novelle che scrive il padre di Flavia, come la storia della barchetta o della regina che aveva tre figlie, sprizzano spensieratezza, sorrisi e regalano sempre un messaggio ai giovani lettori. Non ci vuole molto tempo a leggere questo libro, ma alla fine si proverà ammirazione per questa ragazzina e per la forza con cui reagisce ad uno schiaffo violento preso dalla vita. Una sedicenne coraggiosa, in attesa che la notte lasci il posto all’aurora, in lotta con il dolore e la disperazione, alla ricerca di quella libertà che solo a metà di uno scivolo si può assaporare davvero.



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