Un bicchiere di rabbia

Un bicchiere di rabbia

Un uomo e una donna si incontrano a casa di lui nel volgere di una sera. Tra di loro c’è una forte tensione sessuale che accompagna i loro semplici gesti: una domanda a fine giornata sulla cena, uno spuntino improvvisato, un silenzio prolungato in attesa di salire le scale verso la camera da letto. Lì, i movimenti si fanno più lenti per accrescere la soddisfazione finale di un desiderio che li unisce; un desiderio che si appaga sul letto o “profanando” il tavolo della cucina. I due amanti vivono senza troppe spiegazioni quei loro incontri carnali che li fiaccano, facendoli sentire vivi e incredibilmente potenti. Non vengono disturbati neanche dagli occhi indiscreti della governante che sembra spiarli dal giardino, quella Mariana che rappresenta il popolo da cui lui, ricco fazendero prende le distanze, a differenza di lei, giornalista borghese che ama “democraticamente” scambiare persino due chiacchiere con lei. La pace tra i due, fondata sulla loro reciproca necessità di appagare la carne, si spezza quando in giardino lui nota la presenza di formiche. Quelli esseri piccoli, ma capaci di devastare con facilità le piante presenti nei suoi appezzamenti fanno montare in lui una rabbia feroce, cieca, che non è in grado di fare distinzioni o salvare nessuno. Un’ira bestiale che in poco tempo colpirà tutto, soprattutto lei, che simboleggia tutto quello a cui lui non ha mai creduto e che ha sempre detestato…

I sette capitoli di questo breve romanzo di Raduan Nassar sono in realtà sette lunghe frasi che si rincorrono virgola dopo virgola fermate solo dal sopraggiungere di quella successiva. La più lunga, quella della sfuriata che smuove le acque lente ma sensuali in cui affonda la vicenda, è un susseguirsi di parole piene di livore, in cui la differenza sociale, intellettuale tra i due protagonisti appare evidente. La storia narrata è tra le più semplici, ma come in tutte le storie semplici nasconde più di quello che viene detto, tanto da deflagrare improvvisamente lasciando un cratere gigantesco intorno a sé. Quando uscì per la prima volta negli anni Settanta (quella pubblicata dalla SUR è la versione rivista e rimaneggiata dallo stesso Nassar nel 1978, ndR) scandalizzò il Brasile ingessato nella sua dittatura militare. Il proprietario terriero descritto, l’uomo che si abbandona ai cosiddetti piaceri della carne con una giornalista di stampo più progressista, è intrinsecamente fascista, un individuo corrotto nelle sue viscere da ideali che incancreniscono il suo essere. Il desiderio tra i due è prepotente tanto quanto le parole del ricco machista contro la sua governante. I movimenti sono a tratti fastidiosamente lenti (basti, ad esempio, guardare le scene iniziali in cui lui mangia un pomodoro o si sfila i calzini per attirare l’attenzione morbosa di lei) che vuole, sì, da una parte aumentare la bramosia tra i due corpi, ma dall’altra lascia il lettore quasi come un annoiato voyeur in attesa di eventi. Nel 1999 ne è stato tratto un film, diretto da Aluizio Abranches, che non ha avuto lo stesso successo della versione letteraria.



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