Un fratello per cui morire

Un fratello per cui morire

Leo Dûvnjac è solo un ragazzino quando si trova a dover salvare la madre dalle percosse del padre, scagliandosi su di lui pieno di rabbia per evitare che quest’ultimo riesca anche solo ad avvicinarsi ulteriormente a lei. Il padre Ivan finisce in prigione e la madre, Britt-Marie, è costretta in ospedale per mesi; Leo, quattordicenne, dopo aver convinto l’assistente sociale a farli rimanere a vivere nella loro casa anziché dividerli in qualche casa famiglia, si trova quindi a dover badare ai fratelli minori, Felix e Vincent, e lo fa nell’unico modo che conosce, seguendo gli insegnamenti – non molto ortodossi – del padre: diventando uno dei più noti rapinatori di banche della Svezia. A causa di un colpo finito male, Leo viene incarcerato insieme ai suoi fratelli, che però scontano una condanna minore. Durante gli anni in prigione, Leo incontra Sam Larsen, fratello del detective John Broncks, che sta scontando una condanna per omicidio, e insieme progettano quella che chiamano “La rapina del secolo”. Tutto è calcolato con estrema precisione, frutto di un anno di lavoro e di attenzione per quello che avrebbe dovuto essere il colpo finale che gli avrebbe permesso di allontanarsi per sempre dal paese. Ma gli imprevisti capitano anche quando c’è dietro un’organizzazione ferrea e la possibilità di salvarsi dipende dalla velocità con cui si reagisce…

Considerati il nuovo fenomeno del crime svedese, nel thriller Un fratello per cui morire Anders Roslund & Stefan Thunberg non si limitano a raccontare una storia, a fornire dettagli e particolari minuziosi su come i rapinatori procedono e sulla loro strategia, ma approfondiscono anche rapporti e dinamiche familiari. I protagonisti sono freddi, calcolatori, decisi e motivati, ragazzini chiamati a diventare grandi prima del tempo, costretti ad occuparsi della propria famiglia quando avrebbero dovuto essere loro ad essere protetti soprattutto all’interno delle mura domestiche. L’amore per i fratelli e per la famiglia spinge entrambi a compiere delle azioni difficili e strazianti, che permettono ad altri membri della loro famiglia di salvarsi ma che allo stesso tempo li condanna, li segna nel profondo e cambierà per sempre le loro vite. Leo farebbe di tutto per i suoi fratelli, vorrebbe dar loro tutte le possibilità e i mezzi per farli crescere, vorrebbe che lo seguissero nelle sue azioni e che si fidassero di lui, ma i due bambini, fin dai primi furti in paese si dimostrano fortemente contrari, facendo di tutto per rimanere lontani dai problemi e dalle conseguenze di quelle azioni criminali. Ivan, il padre, è un alcolista ora sobrio da due anni, e per molti versi Leo gli assomiglia. Il primo ha determinato la rovina della famiglia a causa della sua dipendenza, ha messo in pericolo la moglie e nonostante continui a ribadire il suo cambiamento, la sua sobrietà e la possibilità di redimersi, di fatto sembra più una facciata che un’evoluzione radicale e convinta. La stessa cosa accade a Leo, che anziché lavorare sodo e onestamente per dare un futuro ai suoi fratelli, oltre che a se stesso, segue le orme del padre, non mettendo mai la parola fine, una rapina dopo l’altra, e neanche il carcere è sufficiente a fermarlo. Per lui è come una dipendenza. Ma in tutto questo, anche nei luoghi peggiori, si riescono a creare rapporti solidi, di fiducia, che resistono a tutte le avversità, anche quando c’è davvero tutto in ballo. Perché non si è solo fratelli di sangue.



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