Un giorno questo dolore ti sarà utile

Un giorno questo dolore ti sarà utile
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James nasce a New York nel 1985, quando parla al lettore ne ha diciotto e vive ancora nella Grande Mela, anche se le Twin Towers sono state rase al suolo. Sua sorella Gillian, amante di un professore della Columbia sposato ma fermamente convinto che le unioni aperte siano il top, vuole che il suo nome venga pronunciato con la G dura; sua madre è al terzo matrimonio, disastroso come i primi due, e si è fatta fregare un sacco di soldi da un uomo che l’ha sposata a Las Vegas con la promessa di prendersi cura di lei e invece ha tradito i suoi intenti un attimo dopo; sua nonna, Nanette, è l’unica in grado di comprenderlo, ascoltarlo e rappresenta tutto il positivo della sua vita; John, il socio della madre in una galleria d’arte che vende bidoni della spazzatura di un artista senza nome per la modica cifra di sedicimila dollari al pezzo, è gay e passa i suoi pomeriggi a leggere le liste delle insalate per pranzo, cercando su Gent4Gent l’anima gemella che sembra impossibile incrociare nella vita quotidiana. James è un ragazzo atipico, introverso, misantropo, con una maturità intellettuale ben superiore rispetto alla sua età anagrafica, incapace dunque di trovare stimolanti i suoi coetanei, più attratto dalla lettura di Trollope, Welch e Rohmer piuttosto che dai comuni interessi adolescenziali. Di andare alla Brown non gli importa nulla, l’università è ai suoi occhi una perdita di tempo. Sogna di acquistare con i soldi destinati allo studio una casetta nel Kansas e di poter coltivare la terra, lavorare in biblioteca o fare il portiere di notte. La sua insofferenza per il mondo che lo circonda raggiunge l’apice nel corso di un seminario a Washington, offerto agli studenti più meritevoli della scuola: disgustato dalla mediocrità insulsa degli altri ragazzi, desidera quasi morire, scomparire ed è proprio quello che fa… scappa, fugge. Non vuole farsi trovare…

Peter Cameron è geniale. L’entusiasmo per questo suo romanzo di formazione adolescenziale è totale: come si può essere più ironici e neri allo stesso tempo? I dialoghi di James con la sua psichiatra sono divertentissimi e allo stesso tempo profondamente introspettivi: il mondo del diciottenne protagonista delle pagine dell’americano è assai più complesso di quanto potrebbe sembrare in un primo momento. L’incapacità di comunicare con semplicità verso l’esterno, la sofferenza nel sentirsi inadeguato alla realtà, l’omosessualità insicura e non completamente palesata, la mancanza di una figura paterna a dare stabilità, l’insicurezza sull’utilità della moderna istruzione, il desiderio di ritrovare valori antichi, ideali semplici e sinceri come quelli che incarna sua nonna e la sensazione di voler morire, polverizzandosi, pur di non dover fare i conti con il dolore rendono questa prova letteraria commovente, delicata, coinvolgente e capace di far sorridere più di una volta. La scrittura di Cameron è spontanea, diretta, acuta e accattivante, spiazzante nel suo saper sorprendere. Se avete amato Huddon e se sentite nostalgia per il ribelle di Salinger questo libro fa decisamente per voi.



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