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Un miliardo di anni prima della fine del mondo

Leningrado, anni Settanta. La città ribolle nell’afa del giugno più torrido degli ultimi due secoli. Nel suo appartamento, il giovane astrofisico Maljanov è alle soglie dell’abbrutimento. Sua moglie Irina è partita ormai da dieci giorni e la casa è in condizioni disastrose: padelle incrostate di frittata, bicchieri e piatti sporchi ovunque, briciole per terra, il frigo desolatamente vuoto (tranne che per una confezione di formaggini Jantar’) e il povero gatto Kaljam che nella ciotola non ha nulla tranne delle lische secche di pesce e si aggira sconsolato e affamato per la cucina miagolando roco. Per giunta il telefono di casa ha qualcosa che non va: continua a squillare ed è sempre qualcuno che ha sbagliato numero, Maljanov è costretto a chiamare il Servizio Riparazioni per segnalare il fastidioso guasto. Suonano alla porta, è il fattorino del negozio di alimentari con una scatola di cartone piena di ogni ben di dio: bottiglie di vodka, barattoli, pacchetti profumati, involti promettenti. Maljanov guarda con orrore la ricevuta, intestata a Maljanova Irina: è una cifra esorbitante, nemmeno li ha quei soldi in casa, hanno debiti per 500 rubli e la moglie si mette a fare un’ordinazione del genere, è impazzita forse? Il giorno precedente l’astrofisico – sebbene sia in ferie – è riuscito a risolvere un punto cruciale delle equazioni del moto a cui lavora da tempo: scrivendole in forma vettoriale e applicando la trasformazione di Hartwig “si ottiene l’integrazione sull’intero volume e tutto il problema si trasforma in un’equazione integro-differenziale del tipo Kolmogorov-Feller”, ma non è certo per festeggiare qualcosa che nemmeno sa che la moglie può aver fatto questa sciocchezza. E gli eventi strani di quell’afoso pomeriggio non sono ancora finiti: chiama al telefono Vajngarten, un biologo amico di Maljanov da anni, sembra preoccupato e comincia a fargli strane domande sul suo dirimpettaio, Snegovoj. Durante la conversazione suonano di nuovo alla porta. Mentre Vajngarten lo chiama ancora dalla cornetta, stremato e infastidito Maljanov va ad aprire la porta sudato in mutande e si trova davanti una ragazza dalla bellezza stellare, “con un mini prendisole bianco, molto abbronzata, i capelli scoloriti dal sole” e che apparentemente ignora l’esistenza del reggiseno. Sostiene di chiamarsi Lidka e ha una lettera di presentazione nientemeno che di sua moglie Irina, che spiega a Maljanov che Lidka è una ex compagna di scuola che ha bisogno di ospitalità. L’astrofisico non riesce quasi nemmeno a respirare, travolto dagli insoliti eventi…

Pubblicato nel 1974 a puntate sulla rivista “Znanie – Sila”, questo romanzo dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij riesce a coniugare due cose apparentemente incompatibili: la fisica cosmica e la comicità. Protagonista di queste “cosmicomiche” è Dmitry Alekseyevich Maljanov, brillante ricercatore che è in procinto di mettere a punto un’equazione che descrive il rapporto tra stelle e materia interstellare, gettando luce su una parte essenziale della struttura dell’universo, viene travolto da una serie di eventi che fanno pensare ad un complotto per bloccare le sue ricerche e distruggergli la vita privata. Ma questo complotto esiste davvero o è solo una lettura paranoica di eventi casuali? E dietro al presunto complotto chi c’è? Una potenza straniera? Un’organizzazione segreta? O la verità è ancora più incredibile? Il fatto che questo sia un romanzo di fantascienza vi farà intuire che è nella risposta a quest’ultima domanda la chiave della trama, davvero originale e condotta dagli Strugackij alias Strugatzky con la consueta maestria. Entropia e vaudeville in salsa brèžneviana: bizzarro e irresistibile. Nel 1986 il regista finlandese Tapio Suominen ha tratto dal libro il film Miljardi vuotta ennen maailmanloppua, mai uscito in italiano e – molto meno fedelmente, ma con più talento visionario – lo ha portato sul grande schermo anche Aleksandr Sokurov nel 1988 con il suo I giorni dell’eclisse.