Un paradiso da morire

Un paradiso da morire

Henry Danard, professione sicario. Dopo anni di duro lavoro ha finalmente deciso di abbandonare la sua soddisfacente carriera per intraprendere una vita all’insegna del relax insieme alla moglie Frances. Il luogo prescelto è l’isoletta di Saint-Martin, nel mar dei Caraibi, un vero paradiso terrestre fatto di sole, spiagge bianche, divertimento e buon sesso. Il relax però dura ben poco. Sull’isola sbarca proprio l’ultima persona che avrebbero voluto mai rivedere: il boss Charles “Charlie Wagons” Iannello. Era stato l’ultimo incarico di Henry, quello che aveva rovinato il suo onorato curriculum, fino a quel momento impeccabile. Il mandante dell’omicidio è ancora infuriato per il fallimento del piano, mentre l’ipotetica vittima se la spassa a pochi passi dal bungalow di Henry e Frances, controllata dagli agenti dell’FBI. Sembra che per continuare a godersi la loro vita, immersi in fiumi di rum e all’ombra delle foglie di palma, Henry e Frances debbano farsi amico proprio l’uomo che Henry aveva tentato di uccidere...

Qualcuno ha definito la vita di Anthony Bourdain come una vita al limite, molto simile a quella di una rockstar maledetta. Una vita terminata come da copione, con il suicidio del passionale, eccessivo e ammirato chef in una stanza d’albergo. Di Anthony Bourdain rimane l’aura sopra le righe e i suoi libri, da Kitchen confidential a Il viaggio di un cuoco, fino a Un osso in gola. In Un paradiso da morire troviamo proprio un paio di personaggi già incontrati in Un osso in gola, Tommy Pagano e la compagna Tracy, che tuttavia mantengono un ruolo di secondo piano, sullo sfondo della storia di Henry e Frances, i protagonisti del libro. Li troviamo letteralmente spiaggiati nel tipico paradiso terrestre e li immaginiamo all’ombra delle palme, con i loro drink in mano. Una scena idilliaca che durerà poco, giusto il tempo di qualche drink. Il loro tentativo di abbracciare una vita rilassata e senza impicci di nessun genere viene infatti distrutto brutalmente dall’arrivo sull’isola del boss Charles. Ma il problema non è tanto il fatto che si tratti di un boss, ma che sia proprio quel boss che Henry aveva tentato di uccidere senza successo, episodio che aveva macchiato inesorabilmente la sua carriera e la sua ottima reputazione di sicario. Il paradosso? Per quieto vivere Henry e la moglie saranno costretti a fare buon viso a cattivo gioco e a stringere (quasi) amicizia con il boss. Un paradiso da morire esce un po’ fuori dai temi tipici di Bourdain, dato che per la prima volta il libro non parla di cucina e di cibo. O almeno non solo. Restano comunque lo stile irriverente e il black humor di Bourdain, evidente già dall’introduzione del libro, in cui è lo stesso chef a consigliarne la lettura in spiaggia, tra un cocktail e l’altro. Un libro da spiaggia con un che di sociopatico, per usare le stesse parole dell’autore. E aveva ragione.



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