Un ragazzo sulla soglia

Un ragazzo sulla soglia
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“Viene da chiedersi cosa passi per la testa a uno come Micah Mortimer. [...] Si sofferma mai a riflettere sulla sua vita? Su quale sia il senso, o lo scopo? Lo disturba pensare che probabilmente passerà i prossimi trenta o quarant’anni in questo modo? Nessuno lo sa, e quasi certamente nessuno gliel’ha mai chiesto”. Micah Mortimer ha da poco superato i quaranta, è ossuto, le spalle un po’ curve, porta gli occhiali. Fa il tecnico informatico, aiuta la gente a risolvere problemi talmente banali che non vorrebbe farsi pagare; a ogni telefonata di lavoro risponde TECNICA-MENTE e ogni giorno attacca l’omonima insegna magnetica sul tetto della sua vecchia Kia. Per arrotondare fa il custode nel suo condominio di Baltimora – “Il lunedì mette fuori i bidoni dei rifiuti indifferenziati per il ritiro del martedì, il mercoledì quelli dei materiali riciclabili”. Combatte la noia dei lunghi tragitti in macchina dialogando con il “dio del Traffico” e ogni giorno va a correre, fa una doccia e pulisce casa parlottando tra sé nei più svariati accenti stranieri – la sua politica in fatto di pulizia è ferrea: se dopo aver pulito noti la differenza significa che hai aspettato troppo a farlo. Ha una compagna, Cass, ma vivono in case diverse e conducono due vite separate; insomma Micah Mortimer è il ritratto dell’uomo comune, abitudinario, un po’ noioso. Poi un giorno succedono due cose: Cass cerca di spingerlo a chiederle di andare a convivere e un ragazzo si presenta alla sua porta. Brink Bartell Adams è il figlio di Lorna Bartell, una vecchia fiamma di Micah e sostiene di essere suo figlio...

Un ragazzo sulla soglia è il ventitreesimo romanzo di Anne Tyler, prolifica scrittrice statunitense, profondamente legata alla sua città, Baltimora, e vincitrice del Premio Pulitzer nel 1988 con Lezioni di respiro. L’ultima fatica dell’autrice non brilla per l’originalità della trama, ma cattura con una scrittura scorrevole e ironica capace di cogliere le sfaccettature dell’animo umano e raccontarle con il giusto equilibrio tra profondità e leggerezza. Quando il giovane Brink, in piena crisi adolescenziale, si presenta sulla soglia del palazzo di Micah, il protagonista sa immediatamente di non essere suo padre, eppure lo accoglie non solo in casa sua, ma nella sua vita. Così, consciamente o inconsciamente, inizia a mettersi in discussione, ad aprirsi al mondo, a chiedersi quale sia il senso, a ricordare il passato e considerare il futuro con occhi nuovi. La Tyler è abilissima sia nel mostrare il contrasto tra l’esistenza ordinata condotta da Micah e il mondo che lo circonda sia nel farci apprezzare le piccole manie, le ritualità, le illusioni e le disillusioni presenti nella vita di ciascuno dei suoi personaggi. Insomma, Un ragazzo sulla soglia è in grado sia di strappare un sorriso che di far riflettere, ma soprattutto ci chiama in causa come persone, perché chiunque si è sentito come Brink, sperduto e in cerca della propria identità, oppure come Micah si è rifugiato nella tranquillità della propria routine, coltivando le proprie piccole stranezze e fissazioni, e qualunque donna è in grado di cogliere i sottintesi nelle parole di Cass. In fondo, chi porta gli occhiali lo sa: si appannano in continuazione e se li togli il confine tra un ragno e un filo da cucito diventa labile.



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