In un solo grammo di cielo

In un solo grammo di cielo
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Una ragazza dai capelli rossi avvolta in un maglione consumato incede nella neve. Fa freddo, ma lei dentro si sente bruciare. L’accende l’odio che prova per la zia Milda, per la sua crocchia di capelli grigi solcati da tre ciocche bianche, “la radice del suo odio” con cui avvolgere e corrompere tutto ciò che la circonda. Nella testa sente ancora i suoi insulti: “brutta”, “stupida”; “Sei proprio uguale a tua madre”. La odia, quella zia macellaia che odora sempre di sangue e animali morti, come non ha mai odiato nessuno. Ma non ha un altro posto dove andare, è sola al mondo. Un tempo era una bambina felice, la mamma la chiamava “la mia Emilia”. Ma Emilia non c’è più: al suo posto c’è Emily, come Emily Dickinson, la sua poetessa preferita. Gliel’aveva fatta conoscere suo padre, ricorda ancora quando si sedeva in poltrona assieme a lei e le insegnava i nomi delle costellazioni. Pochi giorni prima che lui e sua madre morissero, lasciandola alle cure della spietata zia. La ragazza si addentra nel bosco, raggiunge una vecchia costruzione abbandonata. In mano ha il fucile del padre. L’ha trovato in soffitta, avvolto in un panno di velluto verde. Sono gli ultimi tre colpi rimasti. Posiziona alcune bottiglie, una più grande, due più piccole, sul davanzale della finestra. Si prepara a sparare. Il primo proiettile colpisce il bersaglio, la neve attutisce il rumore del vetro che va in frantumi. Il secondo colpo va a vuoto. Rimane un solo proiettile in canna. Il freddo è insopportabile adesso, lo stomaco disgustosamente pieno. Deve svuotarsi, Emily, lasciare tutto lì sulla neve, “pensieri, freddo, cibo, emozioni”…

Al mondo dei giovani adulti si rivolge l’esordio di Chiara Iezzi, attrice con un passato da cantautrice nel duo Paola & Chiara. Una storia che accoglie come base premesse e linee-guida della tradizionale forma-fiaba, trasposte in una contemporanea e grigia Como. Emily si presenta come una moderna Cenerentola. Diciassettenne orfana di entrambi i genitori, costretta a vivere con una zia “strega”, a servire lei e la maligna cugina Greta, a subire le loro angherie. Ma non c’è nessun ballo, nessuna fata madrina, nessuna scarpetta di cristallo per Emily, che racconta la propria storia in prima persona. Solo un bagaglio di profondo dolore, che inizia a manifestarsi con una volontà di iper-controllo sul proprio corpo. Col desiderio di essere “vuota”, di scomparire, di non soffrire più. Un dolore che è causa e preludio dell’aggravarsi di una seria anoressia, che la porterà prima in un letto d’ospedale, poi a Villa Edera, un istituto per i problemi alimentari, dove inizierà il suo percorso non semplice di rinascita. Di tale delicata tematica molti negli ultimi tempi si sono occupati, in modo più o meno efficace. Pensiamo ad esempio al recente film targato Netflix Fino all’osso, in cui il tema dei disturbi alimentari trovava, anche grazie al medium utilizzato, una singolare crudezza realistica ed un forte impatto. Ne In un solo grammo di cielo, che gira attorno agli stessi temi (dolore, difficoltà, ma anche condivisione, amicizia, speranza), la Iezzi punta invece tutto su una narrazione estremamente semplice, rapida, lineare, fatta di segmenti brevi e immagini incisive, e su un’atmosfera, appunto, a tratti più “fiabesca”: tutta tesa verso un possibile, concreto – ma nella vita mai scontato, questo bisogna dirlo – lieto fine. Il tono del romanzo spazia dal sentimentale al cupo e tanti, quasi troppi, sono gli spunti giustapposti – c’è spazio per la poesia (in primis Emily Dickinson, i cui celebri versi prestano il titolo al libro), per l’arte, per la musica, per il teatro, soprattutto Shakespeare, che sarà, assieme all’amicizia sincera, una delle ancore di salvezza di Emily. Forse qualche pagina o qualche approfondimento in più sul viaggio interiore di Emily, sulle motivazioni più profonde dei suoi gesti, su alcuni dei rapporti interpersonali – soprattutto con alcune figure antagoniste, come Greta o Ludovica, il cui comportamento svela un’ambiguità che rende impossibile collocarle nella schiera dei villain a tutto tondo – sarebbero serviti per dare maggiore slancio all’evidente e lodevole intento dell’autrice: dar voce alla speranza, all’inseguire i propri sogni, e spingere alla demitizzazione di meccaniche pericolose, che spaventano e non hanno età, che purtroppo, come società, ancora abbiamo molte difficoltà a riconoscere, ad approcciare, a prevenire.



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