Un uomo a pezzi

Quando si è trasferito a Milano dalla Puglia, Francesco è andato ad abitare in via Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, e ha imparato a interagire, per la prima volta, con il popolo cinese. Di fronte al balcone di casa sua ci sono tre centri massaggi, nati in realtà come studi di riflessologia plantare. Sono sempre strapieni di ragazzi, che si susseguono l’un l’altro fino alle due di notte. Evidentemente il problema del piede gonfio è piuttosto serio! Per fortuna le massaggiatrici sono tutte giovanissime- e spudorate- e attendono i clienti passeggiando avanti e indietro sulla porta d’ingresso. A volte invitano chi passa alla prova. D’altra parte, ci tengono a dimostrare quanto sono brave… Francesco, in casa, è abituato da sempre a dare una mano. Sa apparecchiare e pulire la cucina, passare la scopa e preparare da mangiare. Ha sempre ritenuto che non esistano compiti prettamente maschili o femminili e gli fa piacere sapere che molti la pensano come lui. Tuttavia, qualcuno ancora imprigionato con la mente nel Paleozoico c’è, come per esempio quell’idraulico che, tanti anni prima si era recato a casa sua per sistemare il tubo di scarico della lavatrice e, avendolo beccato mentre stava preparando una fantastica frittata, lo aveva guardato quasi schifato, commentando che la cucina è roba da donne… Francesco è pugliese da parte di madre e calabrese da parte di padre. Pertanto, per una sorta di tradizione elevata al quadrato, il frigorifero deve essere sempre pieno, senza se e senza ma. Da quando vive con Carmen, però, ha cambiato le sue abitudini alimentari. Se fosse per lei, il frigo sarebbe costantemente vuoto. Carmen è attentissima a ciò che mangia e non compra nulla che non sia rigorosamente biologico e incontaminato. Quindi, ai suoi occhi, Francesco è un caterpillar del cibo, perché mangia qualunque cosa e senza alcun controllo. Non si rende conto, lui, che i pesci contengono i metalli pesanti e che troppa caseina fa male e l’acqua troppo fredda può essere addirittura letale…

La principale caratteristica delle persone ironiche è quella di saper ridere anche di se stesse. E Francesco Muzzopappa - di professione copywriter, ma noto autore di libri sempre pervasi da un certo humor - sa prendersi in giro e sdrammatizzare molto bene. Dopo essersi occupato, nei suoi precedenti lavori, di persone cosiddette normali, né troppo fortunate né completamente sfigate, narrandone le avventure e le miserie quotidiane sempre con il sorriso in punta di penna, mette in gioco questa volta proprio se stesso, la sua famiglia, la sua compagna, le tradizioni del suo paese d’origine insieme agli usi e costumi della città del nord che lo ha adottato. Il risultato è una serie di bizzarre istantanee che ritraggono divertenti attimi di quotidianità che spaziano dall’infanzia - l’accuratissima descrizione della salsa fatta in casa in Puglia e del rituale che l’accompagna è esilarante e vale da sola la lettura del libro - al presente - il racconto del legame con Carmen, accanita sostenitrice della sana alimentazione e dell’easy life, nonché giovane donna impegnatissima ad aiutare gli altri a qualunque costo, regala altri momenti estremamente spassosi. La scrittura di Muzzopappa racconta di un animo anticonvenzionale e decisamente scanzonato, capace di mettersi in gioco e di vivere con leggerezza ogni sua fobia; racconta di un “uomo a pezzi” la cui esistenza altro non è che un mix di esperienze, talvolta piuttosto singolari a dir il vero, che insieme contribuiscono a fare di lui un individuo capace di attribuire ad ogni evento della vita il giusto peso e di affrontare ogni giornata con un po’ di spensieratezza, perché si sa, la vita non è mai semplice e se non la si affronta con la giusta dose di ironia - e di autoironia - le cose non possono che diventare più difficili da sopportare. Una lettura frizzante, leggera ma tutt’altro che superficiale, che insegna che, spesso, una bella risata può fare la differenza.

 


 

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