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Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno

Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno

Il 14 novembre 1813 è il giorno in cui Lord Byron inizia a scrivere il suo diario londinese. È un giovane letterato di venticinque anni, che passa da un progetto di scrittura all’altro nelle ore di lavoro e da un salotto letterario all’altro nelle ore di svago. Ma di frequente quanto scrive non lo accontenta, così sostiene di avere uguale soddisfazione dalla pubblicazione delle sue opere, come dalla loro distruzione nel fuoco, una sorta di rito purificatore per la sua anima. Sembra in attesa di una svolta importante, non solo a livello letterario ma anche affettivo, e concentra le sue speranze nei poemi che è riuscito a terminare di recente e che gli sembrano avere un livello assai apprezzabile, The bride of Abjdos e Giaour ispirati dal suo viaggio nel Vicino Oriente. Per il resto rispetta il lavoro degli altri letterati, anzi cerca sempre di evitare toni polemici anche di fronte ad autori, che lascia intendere tra le righe di non apprezzare. Tra le anime romantiche a cui è legato da amicizia c’è Madame de Staël, anche se non ama frequentare il suo salotto letterario. Quando vede una bella ragazza sa valorizzarne anche le doti culturali, anzi preferisce le donne non solo belle, ma anche con una spiccata vivacità intellettiva. Lo colpisce la notizia del matrimonio della sua fidanzatina dell’infanzia, ma il giovane letterato non è così favorevole ai legami duraturi. La sua fama è già consolidata, tanto che a volte si trova in circostanze strane, come quando gli viene attribuita l’opera teatrale Nourjahad, che Byron ritiene assolutamente di basso livello. Un malinteso che lo secca - ha persino problemi a convincere l’amico Harry Fox, con cui va a vedere la rappresentazione attribuitagli ingiustamente -, ma alla fine non può che attendere il momento in cui il vero autore ne rivendicherà la paternità. A livello alimentare odia gli eccessi e spesso si abbandona al digiuno. Non mangia né carne né verdure, ma adora il pesce. Progetta un viaggio in Olanda...

Un vaso di alabastro illuminato dall’interno è il diario indirizzato alla sorellastra Augusta che George Byron scrisse partendo dalla fine del 1813 fino a poche settimane prima di morire, con il chiaro intento di mettere nero su bianco il suo modo di concepire la realtà e la vita. Si divide in tre parti. Un primo periodo giovanile in cui l’autore, già ampiamente conosciuto presso i circoli letterari e il pubblico, di lì a poco consoliderà la sua fama con il successo editoriale dell’opera Il corsaro. Segue un resoconto del settembre 1816, i giorni in cui, dopo la storica disputa letteraria con i coniugi Shelley e Polidori a villa Diodati, compie un’escursione nella zona alpina del lago di Ginevra insieme ai suoi servitori. Il diario riporta poi il periodo tra gennaio e febbraio 1821, quando l’autore soggiorna a Ravenna e prende contatti con la carboneria romagnola, che dopo l’insurrezione guidata dal generale Guglielmo Pepe nel Regno delle Due Sicilie aspetta di insorgere a sua volta. Un’attesa destinata a protrarsi nel tempo, fino al 1830-31 quando ci sarà lo storico accordo tra Ciro Menotti e Francesco IV. Infine le pagine tra il giugno del 1823 e il febbraio del 1824, sulla partecipazione a Cefalonia di Byron al movimento indipendentista greco. L’opera alterna momenti di forte interesse dell’autore agli eventi del suo tempo, a lunghe parti in cui si descrive la vita annoiata e per molti aspetti insoddisfacente di un giovane lord orgoglioso della sua posizione, specialmente a livello culturale, vanitoso e presuntuoso quel tanto che basta, ma disgustato dalla superficialità altrui. Ed è proprio in queste parti, con il suo insistere nel descrivere momenti di vita dove viene sopraffatto dalla noia, che l’autore rischia a sua volta di tediare il lettore, rendendo la narrazione ripetitiva e faticosa da seguire. Odiato e amato, invidiato e imitato, lord Byron è stato uno dei personaggi più controversi del suo tempo. Non tradì mai il suo affetto per la libertà, personale e dei popoli, sempre avverso a ogni forma di governo se gestita da ipocriti, come una repubblica che in mani sbagliate sosteneva si trasformasse in una tirannia di molti. Ma al di là di ogni controversia, la grande partecipazione emotiva ai suoi funerali e l’imitare il suo stile di vita negli anni a venire da parte di molti estimatori suggellarono la fama di Byron. Come ha sostenuto Ottavio Fatica “La byromania segna la nascita dello star system. Bisogno di fatalità e glamour: ed ecco l’homme fatal, corrispettivo di Marlene o Ava”.