Una casa di vento

Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

È inverno, ma Francesco è stato fuori più che ha potuto, non sente freddo, quasi lo infastidisce la vampa dei termosifoni che lo accogli quando apre la porta di casa. Michela è a letto, Loris è sveglio, percepisce la sua presenza inginocchiata accanto al letto e gli chiede dove sia stato, perché non gli abbia fatto salutare il nonno, suo padre, che è morto da pochi giorni e al quale il bambino era molto legato. Amedeo è stato un padre distante, uno la cui mano sfiorato il figlio solo nelle rare foto di famiglia. Eppure, Amedeo è stato una presenza costante nella vita di suo nipote, lo ha amato senza riserve, ha sacrificato molto per permettere a lui e Michela di acquistare la casetta ad Antignano, in modo che i polmoni martoriati del bimbo avessero un po’ di sollievo, in modo da prolungare la sua vita di qualche mese e facilitargli l’uscita da casa grazie all’ascensore. Amedeo è un mistero per Francesco e il mazzo di lettere che trova nel cassetto del comodino di suo padre accendono una luce, che per quanto fioca, dissipa alcune delle ombre che hanno occupato gli spazi vuoti tra loro. Francesco, nelle settimane che precedono questo Natale che probabilmente sarà l’ultimo del suo adorato figlio, è paralizzato dalla propria incapacità di risolvere i misteri e le contraddizioni che lo incalzano: Michela, la sua amante e amica “di prima”, la donna con la quale “vicino non era mai abbastanza” è un’estranea fredda e rancorosa, una donna il cui silenzio pesa da anni come la peggiore delle ingiurie, una donna i cui piedi freddi, con le unghie che graffiano, lo sfuggono sotto le coperte allo stesso modo in cui i suoi occhi guardano la pattumiera invece che lui quando si incrociano in cucina. Michela si odia, si detesta per la propria incapacità dia mare quel figlio che ha cominciato a morire nell’istante in cui è nato, quel figlio che tutti sembrano più bravi di lei ad amare: Loris ha un legame speciale con sua sorella Rosi, lo ha avuto con i nonni, ma, lei, sembra essersi trasformata dalla ragazza che leggeva fotoromanzi Lancio sul terrazzino di una casa in centro nella donna che non ha gradualmente smesso di fare l’amore con suo marito; lei è una donna che si odia per non aver saputo rinunciare a sperare in segreto nell’arrivo di un “vero bambino”, uno che non avesse la faccia strana, che non portasse scarpe ortopediche e catetere, uno che respirasse normalmente e la cui sedia a rotelle non diventasse un ostacolo alla sua vita, non la costringesse a rinunciare alla casa di famiglia. Si odia Michela, e fa scontare agli altri il proprio rancore. Non le importa nemmeno molto che suo marito sia finito tra le braccia di un’altra donna, ma è ossessionata dall’idea di loro che fanno l’amore, lo è fino al punto di lasciare che le mani di Luca cancellino dalla sua mente il respiro ansante del suo bambino che la chiama, che nonostante i suoi modi bruschi, la sua incapacità di esprimere dolcezza, la cerca, la implora di aiutarlo, la segue con gli occhi imploranti mentre lei svolge movimenti sempre uguali, tutti nello stesso ordine, movimenti che sul finire del giorno, da qualche tempo, però, precedono le sue uscite misteriose…

Patrizia Poli, ci regala con Una casa di vento una vicenda dolorosa, cruda, una sorta di catalogo di sofferenze che i suoi protagonisti offrono all’occhio del lettore. Michela, Francesco, Loris sono il nucleo attorno al quale orbitano le vite di persone presenti e passate, sono la casa nella quale trovano rifugio solitudini e frammenti di storie ormai non più componibili se non nella memoria e nelle anime di chi le sfiora, infonde aliti di vita in ricordi che sono ormai spoglie esangui. Francesco è un collettore di solitudini, un uomo che ama con forza, e che nel ricostruire l’amore di Amedeo e Ida ripercorre dolorosamente la fine del proprio con Michela. Quella di Michela stessa è una figura che si svela attraverso un processo doloroso e mai scontato fino al momento in cui decide di liberarsi di tutto: la pelle, le unghie, il suo silenzioso, livido pragmatismo, per esporsi come un grumo di carne nuda agli occhi dei suoi familiari. Nulla è mai scontato nella narrazione della Poli, nessuno dei suoi protagonisti è mai didascalico, i dialoghi sono scarni ma potenti, le loro emozioni non sono offerte in bella mostra, ma il lettore le scopre attraverso un faticoso lavoro di scarnificazione che l’autrice compie su sovrastrati di emozioni che intuiamo ormai calcificate; un’autrice con un talento magistrale, che è sempre un piacere accompagnare nei suoi peripli attorno a personaggi femminili mai scontati. Michela ha molto in comune con la Medusa mitologica de La signora dei filtri, ad accomunarle grazie alla penna magica di Patrizia Poli è una femminilità archetipica e ferina, un costante costruirsi barriere per reagire al dolore, un rifugiarsi in un angolo talmente profondo e nascosto da finire per smarrirsi dentro loro stesse. Ci sono donne - nelle storie di Patrizia Poli come nella vita - che nessuno si prenderà la briga di indagare, donne come Gina, la madre di Francesco, alle quali nessuno ha dedicato più di un pensiero da vive e che da morte manterranno il profilo anonimo che hanno avuto da vive. Nessuno lascia tracce profonde, se non nella vita dei pochi esseri che ha sfiorato davvero, per questo Francesco decide di “mettere le cose a posto” tra suo padre e Ida, di restituire ad Amedeo quello a cui aveva rinunciato per tutta la vita, per motivi che lui riesce solo ad immaginare attraverso le lettere di una donna che dedica al suo uomo i propri ultimi ricordi. Patrizia Poli è un’autrice compiuta, una che non ha paura di eviscerare i propri personaggi e offrirli al lettore in una sorta di macelleria dell’anima nelle cui vetrine siamo nostro malgrado forzati a specchiarci. I suoi protagonisti sono potenti, evocativi e allo stesso tempo abbastanza archetipici da metterci di fronte al catalogo delle nostre sofferenze, offrono interpretazioni per i nostri silenzi, ci afferrano per i capelli nel nostro scivolare verso soluzioni vischiose e scontate, e ci mettono di fronte alle nostre miserie, dandoci la misura della nostra umanità.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER