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Una contessa a Chinatown

Una contessa a Chinatown

Sono già trascorsi due anni o poco più da quando una sonora pacca sul sedere ha cambiato il destino della bella Margherita Forte, Rita per tutti. La pacca è arrivata, insieme ad una strizzata d’occhio, dalla contessa Giulia Vergani, ricca proprietaria della casa d’appuntamento più alla moda di Milano, che ha proposto alla giovane Rita, a quei tempi cameriera ai tavoli di una trattoria, di entrare a far parte del suo gruppo sceltissimo di squillo d’alto bordo. La nuova professione ha permesso alla ragazza di migliorare, e di molto, la situazione economica della sua famiglia, composta dalla nonna Angiolina e dai due fratelli, i gemelli dodicenni Renato e Francesco. Grazie alla Vergani, quindi, le difficoltà e gli stenti di un tempo si sono tramutati, per fortuna, in un triste e lontano ricordo. D’altra parte, la giovane è diventata ben presto la pupilla della contessa e non solo per il suo aspetto fisico, peraltro notevole. Rita si è rivelata fin da subito estremamente intelligente e piuttosto creativa ed è riuscita a creare un rapporto quasi alla pari con i suoi clienti altolocati, anche grazie ad una notevole cultura alimentata dai consigli e dalla guida esperta della Vergani. Il tempo libero per la bella Margherita è davvero poco e lo trascorre per lo più all’osteria Don Rodrigo di via Casati, luogo di ritrovo di un gruppo di amici d’infanzia, primo fra tutti Leonida Ciocca, capo di una delle bande della ligera, la malavita meneghina. È una fredda mattina dell’ottobre 1953 e Rita sta facendo colazione con i fratelli. Sono da poco passate le otto e, all’improvviso, il telefono squilla. È la Vergani, che le chiede di raggiungerla subito nella villa in via Monte Rosa. Quando Rita arriva da lei, la contessa le rivela che dovrà sottoporsi ad un intervento chirurgico, per l’asportazione di una ciste ovarica, e Margherita dovrà sostituirla nella direzione dell’attività della casa...

Una bella foto, con tanto di elegante cornice un po’ démodé, di una città che si sta avviando verso una modernità garbata, raffinata e signorile. Questa è la Milano che racconta Dario Crapanzano – scrittore milanese classe 1939, portato via da questo infausto e strano 2020 – nel secondo romanzo che vede come protagonista la bella Margherita Grande, Rita per tutti, giovane squillo d’alto bordo dotata di una classe innata e di una vera e propria passione per il commissario Maigret e le sue indagini. Quando la sua maitresse – donna di grande classe cresciuta tuttavia in un quartiere popolare, l’animata Chinatown di Milano, dove ha riacquistato la sua casa d’infanzia nella quale corre a trovare rifugio tutte le volte in cui ha bisogno di un momento tutto per sé – viene trovata morta, apparentemente suicida, Rita non ci sta e, aiutata dagli amici di sempre, vuole fare chiarezza in quella che le sembra un’indagine condotta in maniera troppo affrettata e superficiale. Mille intrighi da dipanare, per la ventiduenne dall’intuito eccezionale e dal fiuto degno di una vera e propria investigatrice, che la portano per le strade di una città a suo modo modernissima, in cui si respirano i colori e gli odori dell’Italia del dopoguerra, pervasa da una piacevole sensazione di spensieratezza e di solidarietà. Quella solidarietà che risuona tra i gesti dei protagonisti del romanzo, che stringono alleanze salde e durature e regalano al lettore un vero e proprio viaggio dentro la storia. Mancheranno le avventure di Margherita Forte e mancherà la penna raffinata di Crapanzano che, con il garbo e la delicatezza che sono diventati il suo tratto distintivo, ha saputo costruire, come suo solito, un perfetto giallo all’italiana coinvolgente, intrigante e, allo stesso tempo, permeato da un piacevole velo di leggerezza.