Una finestra sul mare

Hanno festeggiato la sera prima, hanno passato la notte insieme, e ora che il sole è sorto e la partenza si avvicina, Kim osserva Jake con una dose di ansia e già un pizzico di nostalgia: il suo compagno, a brevissimo, dovrà prendere il volo per partecipare alla Venice Beach Cup, un sogno per tutti i surfisti di professione, la gara che Jake aspetta da sempre. Kim non riesce a comprendere fino in fondo il rapporto viscerale tra il suo ragazzo e il surf. Lei prova una sorta di disagio davanti alle distese d’acqua, ne percepisce la profondità, la pericolosità e ogni volta che vede Jake cavalcare le onde gigantesche che lui tanto ama non può che restare in apnea, terrorizzata dal perderlo di vista, nonostante sia consapevole che Jake sia uno dei migliori surfisti in circolazione. Ma è già tempo di saluti, Kim vorrebbe che Jake si trattenesse ancora tra le coperte con lei per un ultimo abbraccio, ma lui deve scappare, deve vedersi con l’allenatore, e poi correre all’aeroporto... Janet, nel frattempo, continua con la sua solita vita semplice in Cornovaglia, vicino alla scogliera di Land’s End. Ha continui acciacchi, ma è la vecchiaia, lo sa, e soprattutto l’essere stata protagonista e testimone di tanti avvenimenti (alcuni meravigliosi, altri terribili). Se ci riesce, nelle sue placide e solitarie giornate, tenta di salire fino al promontorio, posto che molti scelgono per dare un ultimo saluto alla vita, gettandosi poi fra le onde impetuose. Con il bastone da passeggio, fedele amico delle sue passeggiate, decorato con le monete portatele dall’amorevole nipote al ritorno dai viaggi di lavoro, forse Janet oggi riesce ad arrivare fino in cima...

Il romanzo ha diversi spunti interessanti, è indubbio. La Bomann anche in questo caso riesce ad agguantare il lettore e ad incantarlo con una scrittura pulita e semplice, complice un’ambientazione romantica, diverse storie d’amore e di vita che si intrecciano fra loro (alcune poco verosimili, ma vabbè, leggiamo anche per credere all’impossibile) e una buona dose di mistero, data dalla lettura di un antico diario e da un incastro fra piani temporali differenti. Poi ci sono le donne, assolute protagoniste, ben tre, in questo romanzo: due contemporanee che però si differenziano fra loro notevolmente per età, vissuto, esperienze, visione del mondo, ed una ragazza che ha vissuto nei primi anni dell'’800, in una società ben diversa da quella attuale. Ecco, qui sta il punto debole del romanzo. La ragazza protagonista principale del libro, Kim, risulta quasi scomparire tra le altre due. Sarà pure giovane, affascinante e affranta, ma in confronto alla saggezza della curva Janet e alla forza della romantica e stoica Leandra, Kim scolora. Ed è un peccato, perché l’immedesimazione riesce sì, ma solo fino ad un certo punto, tanto più che i sentimenti di Kim, che dovrebbero essere potenti -e interessanti da sviscerare-, non vengono troppo approfonditi ma lasciati sulla superficie facendo sì che la stessa Kim risulti, ogni tanto, una figura banale. Una lettura sicuramente piacevole, ma la Bomann può fare molto meglio e con altri romanzi lo ha già dimostrato.

 


 

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