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Una fortuna pericolosa

Inghilterra, 1866: in un college per studenti provenienti in prevalenza dall’alta società, uno dei ragazzi, un pomeriggio, viene trovato annegato nel lago adiacente la struttura, nel quale, pena una solenne razione di vergate, è da sempre vietato fare il bagno. Nella “bravata”, costatagli così cara, la sfortunata vittima però non era da sola: la presidenza dell’Istituto scopre da subito che erano presenti almeno altri due ragazzi, Edward e Micky (in realtà ve ne erano anche altri tre, non individuati). Per non rischiare eventuali incriminazioni, i due elaborano una versione di comodo, che sul momento viene da tutti creduta, ma non è quella vera: Micky si sarebbe gettato in acqua salvando Edward in difficoltà e cercando anche di salvare la sfortunata vittima, senza però riuscirci. La madre di Edward, Augusta Pilaster, donna di famiglia aristocratica dalle secolari tradizioni nobiliari, rimane favorevolmente stupita dall’abilità dimostrata da Micky Miranda nell’architettare tale credibile versione onde salvare se stesso e lo stesso Edward: ella percepisce che però qualcosa non quadra nel racconto, e, anche per evitare che un giorno Micky possa ricattare Edward o tutta la famiglia, gli chiede cosa possa desiderare di più da lei come ricompensa: Micky, di discendenze umili e contadine, anche se il padre è un brigante sudamericano sanguinario e senza scrupoli che ambisce alla conquista di ampi territori in patria, sceglie di poter passare le successive vacanze estive presso la rinomata villa dei Pilaster…

Il ragazzo finirà per passare nella tenuta dei Pilaster ogni estate dell’adolescenza e della prima età adulta, e noi, con lui, vedremo rappresentati comportamenti e sviluppi di un mondo apparentemente solo agiato e benestante, ma nelle sue vie sotterranee spesso torbido, losco e zeppo d’intrighi. Un mondo dove i “veri” divertimenti di molti dei protagonisti sono quelli, nascostissimi, del gioco d’azzardo o della prostituzione, quando non – come invece nel caso di Augusta – le trame per conquistare sempre più potere sia in famiglia sia fuori. Spiccano, in tale contesto, oltre ad Augusta, proprio Micky, intenzionato a sfruttare il più possibile il forzato ascendente che ha sui Pilaster per aiutare l’impresa criminale del padre in Sudamerica e poi, più avanti, mettersene a capo; e Hugh Pilaster, un po’ l’alter ego positivo di Micky, anche lui presente al fattaccio da cui origina il racconto e che sempre ha dubitato della versione dei due compagni: malvisto in famiglia perché il ramo della sua discendenza non è nobile e anche per la sua genuina ingenuità e sincerità, Hugh è però molto in gamba nei affari finanziari (perciò insostituibile nella Banca Pilaster), nonché deciso e ambizioso. Sorprendente – almeno rispetto ai romanzi firmati da Follett in seguito – saga familiare, che riesce nell’impresa di coniugare la suspence di un thriller, la precisione nella ricostruzione delle ambientazioni di fine Ottocento ed una certa profondità e finezza nella caratterizzazione dei personaggi, calati in una vicenda elaborata e complessa ma sufficientemente dinamica. Il libro forse paga un lieve scotto iniziale quanto a ritmo, ma l’apparente lentezza è in realtà un prologo necessario per rappresentare i caratteri, la psicologia dei protagonisti e poter così indirizzare la struttura successiva degli eventi, che diventano via via sempre più incalzanti da metà romanzo in poi. Il lettore che ha, perciò, la pazienza nelle prime battute di attendere e immagazzinare al meglio quanto apprende, sarà di tale attesa assai ben ripagato nel prosieguo. Se ben si capisce già dalle battute iniziali chi sono i “buoni”e chi i”cattivi”, è anche vero che quasi mai lo snodo delle vicende prende una piega scontata, dovendo ognuno di loro fare i conti con un certo grado di buona o mala sorte, oltre che con l’imprevedibile concatenazione delle azioni di un bel mucchio di intriganti. Un elemento che ulteriormente appassiona è il riconoscere, pur in un contesto lontano nel tempo, che i personaggi sono dominati, nel loro agire, da dinamiche psicologiche riscontrabili nella vita moderna forse ancor più che in quella di fine Ottocento: cambiano solo i comportamenti che ne sono lo specchio, ma una maggioranza dei personaggi dell’opera sono arrampicatori sociali permeati di folle narcisismo, patologico fino al midollo.