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Una meravigliosa solitudine

Una meravigliosa solitudine

Lasciarsi avvolgere da quell’atmosfera di appartata tranquillità umanistica in cui è utile e delizioso ascoltare il sussurro sommesso delle voci che escono dalle pagine dei libri, seguire il flusso lento e silenzioso dei pensieri, il soffio nomade e imprendibile dei ricordi che vagano oltre le pagine fino a riconnetterci a ciò che eravamo. Tra coloro che più duramente hanno lottato contro i demoni di una quotidianità avvertita come estranea e a favore di una strenua e appassionata rivendicazione di un territorio di ricercata solitudine, dove poter ancora coltivare il piacere della lettura e il dialogo intimo con gli autori del passato, vi fu certamente Francesco Petrarca. Chiuso nell’assordante silenzio della sua biblioteca di Valchiusa, egli non solo leggeva ma impreziosiva i libri con la sua chiosa. Da quel remoto andito, senza varcare la soglia del regno dei morti come aveva fatto Dante, dialogava da pari a pari con gli autori e teneva sopito il desiderio di Laura che gli ardeva focoso nel cuore. Leggeva più volte e indugiava a lungo sui testi di Cicerone e Virgilio, di Orazio e Boezio, di Ennio e Plauto, nell’intento di conservarli a lungo nel vestibolo della memoria. Non meno appassionato è il rapporto che lega il Boccaccio alla lettura nel borgo di Certaldo, in cui addensa i frammenti dispersi dei testi degli autori dell’età pagana per riportarli in vita e bloccarne l’oblio a dispetto dei moniti ecclesiastici. E nella galleria dei letterati avvinti dalla passione per i libri occupa un posto di prim’ordine Niccolò Machiavelli. Il quale, nella celebre lettera a Francesco Vettori confessa di attendere con gioia il rientro serale a casa, per poter dismettere le “veste cotidiana” e indossare panni reali e curiali per fare ingresso, attraverso i libri, nelle antiche corti e discutere con i convitati di pietra di un tempo a cui rivolgersi per chiedere lumi...

Dei libri ci si innamora, si diviene gelosi e oltremodo possessivi, come accadde a Nietzsche che desiderava solo leggere quelli che possedeva. A Padre Giovanni Battista Martini che, pur di restare accanto ai testi della fornita libreria personale, ricusò la richiesta papale di trasferirsi a Roma. A Borges, che divenuto cieco, ne accarezzava la copertina per riconoscerli e riviverne il ricordo. Ad Anatole France che ammoniva: “Mai prestare un libro, gli unici libri che ho in biblioteca sono quelli che gli altri mi hanno prestato”. Sì, questo lo sapevamo già e ci rende conforto nel sentirci giustificati dalle nostre analoghe predisposizioni. Ma il nuovo volume della saggista Lina Bolzoni ha il pregio di dirci ancora qualcosa su cui molti lettori forse non avevano ancora riflettuto a fondo e in cui non mancheranno di specchiarsi con compiacimento. Esso ci dimostra come, ripercorrendo i documenti di autori del valore ad esempio di Petrarca e Boccaccio, Machiavelli e Montaigne, Tasso e Proust, la passione che ci induce a leggere e collezionare libri fa di noi interlocutori in continuo dialogo con gli autori e coltivatori della speranza di poter custodire la sapienza che da sempre andiamo sprecando e perdendo nel rito quotidiano della vita. Ex-docente di Letteratura italiana alla Normale Superiore di Pisa e alla New York University, la Bolzoni qui realizza un testo che, senza battere i percorsi irti e tortuosi che la saggistica spesso impone, ma concedendosi con naturalezza al fascino delle suggestioni culturali, alla forza evocatrice delle testimonianze citate e riportate con rigorosa dovizia in un ricco apparato bibliografico, costituisce un’esperienza avvincente, sia per l’interesse dei risvolti prodotti dal tema affrontato, sia per un modo di argomentare che cattura il lettore e lo trascina con sé con implacabile curiosità. E disegna un viaggio a ritroso nel tempo affascinante e avvincente che ogni lettore segue pagina dopo pagina fino al termine con appassionato interesse, perché consegna loro più di una ragione per dare un senso al desiderio di rinchiudersi nell’atmosfera intima e raccolta delle sale di lettura. Dove, avvolti dall’aura di un fascino antico, soffuso e discreto, la nostra mente compie viaggi non tracciate da alcuna rotta e privi di ogni confine di tempo e di spazio, riportandoci al solo approccio intelligente alla lettura della realtà.