Una morte in famiglia

Una morte in famiglia

In Tennessee, a Knoxville, nel cuore della provincia, tra magnolie e pioppi, placide verande e spiazzi assolati dietro alle case di legno, Jay coltiva con cura la sua famiglia tra conversazioni distratte e amichevoli indifferenze con il vicinato. Non è una voce di accompagnamento quella di Jay, nel coro delle personalità che frequenta. Fratello dall’opinione chiara e sonora, marito dal fascino disarmante e dalla presenza capillare e risolutiva, vitale, e ultimo ma non ultimo padre gigantesco per Rufus, sei anni, bambino osservatore attento, genuino più che ingenuo, che a lui guarda con ammirazione e con il quale vive un rapporto di forte affiatamento. Ma se in questo ingranaggio ben congegnato è proprio il perno che viene a cadere? Quando Jay muore nello sconcerto generale, ognuno cerca e arranca nel ritrovare le fila della propria esistenza. Una moglie che vede allo specchio la sua immagine irrimediabilmente mutata in quella univoca di madre sola, una comunità che dovrà riscrivere la propria storia: tutto sotto gli occhi di Rufus, che con la sola arma della sensibilità si destreggia tra i crolli e i mutamenti che gli vorticano dentro e intorno…

Una morte in famiglia è un romanzo che evoca già dal titolo un evento, un accadimento che non può non dire qualcosa di universale al lettore, chiamandolo in causa in una dimensione di condivisione umana. E insieme, però, non ci viene nascosto che sia il racconto di una storia di vita strettamente personale. Un tuffo in un passato profumato, lontano e doloroso quello di James Agee, che non scioglie però nella melassa drammatica il mordente della sua scrittura sempre puntuta di umorismo ed elasticità, nei concetti espressi e nel modo di esprimerli. Un Pulitzer a celebrare, postuma, nel 1957, la poeticità di questo romanzo, che ricostruisce con disarmante vividezza la visione e il cammino di un bambino dalle antenne recettive tra i paludosi meandri del lutto. Uscito in Italia per la prima volta con il titolo granitico di Il mito del padre (tanto per lasciare spazio all’interpretazione) torna alleggerito all’originale. La prosa pulita e diretta, ma nient’affatto schematica, è ricca di giochi verbali e profonda com’è la visuale su certi panorami della provincia americana del primo Novecento.



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