Una via nel mondo

Vidiadhar Surajprasad Naipaul fa ritorno a Trinidad, l’isola caraibica nella quale suo nonno si era trasferito per lavorare nelle piantagioni. Lui a ventidue anni si è trasferito a Londra per frequentare l’Università di Oxford. Ritornando nella sua terra, che alimenta i sogni di molti turisti, Naipaul non può fare a meno di vederla in modo differente. Nota la mancanza di radici e la verità nascosta e che nessuna cartolina racconta, quella di terra luogo di conquista. Molte vicende e personaggi si intrecciano nella storia, ognuno con il suo carico di verità sulle azioni di sradicamento che i vari popoli invasori hanno perpetrato sulla memoria di quel popolo. Nessuno, anche se ha iniziato rivoluzioni, è riuscito a essere scevro da altre azioni annientati la verità di quella terra. Ogni popolo che vi è giunto, da conquistatore o da immigrato, ha contribuito a sradicarne l’identità rendendola un posto senza passato…

All’inizio il romanzo assume le caratteristiche del romanzo di formazione con la narrazione delle emozioni vissute dall’autore, che ritorna indietro nella sua storia e della sua condizione di “straniero” nella sua terra d’origine, l’isola di Trinidad. Poi il racconto si concentra in un vero e proprio viaggio all’interno della storia del continente africano, dove sono vive le radici dei popoli che lo hanno vissuto, nonostante il passaggio di più popoli invasori e sfruttatori, che hanno lasciato un indelebile senso di perdita. Ogni uomo che si è avvicinato a quella terra lo ha fatto con un solo scopo, quello di sfruttare e deturparne lo spirito. Trinidad è rimasta nuda ed è divenuta solo un crogiolo di genti che si sentono estranee a quel luogo e non lo amano come loro. È la narrazione dello sradicamento delle giovani nazioni nate dopo la decolonizzazione, prive di una origine propria e senza radici nelle quali riconoscersi. La lettura del libro non è per nulla facile, a causa dei continui sovrapporsi dei piani narrativi e per il continuo passare, nel susseguirsi dei capitoli, dalla narrazione in terza persona singolare alla prima dell’io narrante; per l’alternarsi di generi narrativi diversi quali il saggio etnografico e storico, il racconto a impronta fantascientifica, il diario, solo per indicarne alcuni. Lo scopo è quello della ricostruzione della memoria, sia personale che collettiva, e di riproporre l’andamento a balzi, che caratterizza l’atto mnemonico, che non è mai lineare. La nota polemica di fondo, poi, rende ancora più complicata la lettura che a tratti diventa alquanto difficile e persino un poco noiosa. Naipaul fu molto polemico e si scontrò con gli scrittori e gli intellettuali del suo tempo, attirò le ire della sinistra benpensante; si inimicò, con le sue stoccate senza veli, le comunità sudafricane, perché non condannò mai il colonialismo, le femministe e le scrittrici indiane che definì banali. Libero da qualunque legame o appartenenza affermò senza esitazione la sua idea che i fondamentalisti avessero cancellato la vera origine dell’Islam, opinione che lo rese tanto odiato quanto Salman Rushdie. Scrittore di narrativa e di molti saggi, Naipaul nel 2001 ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura e la motivazione sottolineava proprio la sua “incorruttibilità” nel raccontare le “storie soppresse”.

 


 

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