Una perfetta bugia

Una perfetta bugia

È tutto pronto per la cerimonia di laurea, ma Harry deve rinunciarvi e partire: la classica telefonata dell’ultimo momento con una inaspettata notizia lo spinge a lasciare New York ed andare nella casa del Maine. Suo padre è morto, a dirglielo per telefono è la sua matrigna, Alice. Proprio una brutta notizia che non ci voleva, che sprofonda Harry in un senso di sconforto e di smarrimento, ma che gli permette anche di conoscere degli aspetti della vita di suo padre Bill che ignorava fino a quel momento. Di lui conosceva l’amore per i libri, più una passione che un lavoro, tuttavia nulla supponeva della sua vita privata al di là del suo secondo matrimonio. Pochi giorni dopo il suo arrivo è proiettato in un mondo di cui è all’oscuro: in poche ore conosce Grace McGallow, vede Anna Callaghan, incontra John, un anziano che da anni collabora con la libreria di cui Bill era fondatore e proprietario. Le notizie dal detective Dixon lo spingono ad indagare di più e più a fondo sui momenti precedenti alla scomparsa del padre: come è possibile che sia stato trovato morto lungo il sentiero della sua solita passeggiata? E il cranio si è fracassato prima o dopo? In pochi giorni Kennewick Village diventa il teatro di troppe morti e fatti strani legati a quell’indagine. Siamo alla resa dei conti, ed i conti, si sa, coinvolgono anche il passato, soprattutto quando ci sono verità che sono rimaste nascoste per così tanto tempo dietro le sembianze della normalità…

Peter Swanson si sta affermando, anche giustamente, come il nuovo maestro del genere crime story politicamente scorretto, americano e non solo, tanto da fare concorrenza, per la sua produzione commerciale, ai giallisti scandinavi. La cifra stilistica che distingue Swanson da altri è la capacità di mettere in scena nei suoi romanzi tutto l’orrore della quotidianità, fornendo letture di situazioni e persone che vanno oltre l’apparenza ed indagano nelle torbide profondità delle pulsioni umane, facendone la normalità psicotica dell’uomo medio americano: il volto dell’assassino, anzi degli assassini, ha le sembianze del vicino di casa, del volontario della biblioteca, della matrigna rimasta vedova. Nella sua operazione narrativa emergono i vizi, le ossessioni e le perversioni che attraversano l’animo degli uomini comuni: ne La perfetta bugia è la paura di invecchiare il filo conduttore che lega tutti i personaggi in rapporti asimmetrici fra partner di diverse età. Sarà alla fine Harry a riequilibrare e fornire in un certo senso la dimensione del bene e del giusto. Colpisce questo romanzo per la narrazione spinta all’eccesso, per i continui, forse troppi, colpi di scena, alcuni razionalmente insostenibili. Tuttavia proprio questo eccesso che travolge l’uomo medio rende po’ troppo tenue l’intreccio che forza alcune giustificazioni degli eventi ricostruendo, attorno alla biografia di un’unica persona insospettabile, tutti i motivi della storia. Tanto che i rapporti anche intimi fra i personaggi assumono i contorni della eccessiva leggerezza e della banalità: tutto troppo meccanico e privo di approfondimenti psicologici. Vince la trama ridotta alla fine alla storia stereotipata di un possibile serial killer. La scrittura scarna e scorrevole, senza indugi ma anche senza mordente, è il giusto corollario per una intrigante superficialità in cui tutto ciò che si pensa, dall’omicidio al sesso, si realizza come in un sogno. Peccato che non sia un sogno, quanto piuttosto uno scialbo incubo.



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