Una salita per amore

Una salita per amore

Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano, in territorio friulano, nella Carnia, tra l’agosto 1915 e l’ottobre 1917. Dura e disperante è la vita degli uomini in trincea, gelido l’inverno, infidi i proiettili nemici. Il deposito di vettovaglie e generi di prima necessità del Regio Esercito si trova nel paese di Timau, ma gli approvvigionamenti devono raggiungere le truppe in trincea, al Pal Piccolo. In paese ci sono solo donne, vecchi e bambini. Tocca dunque alle donne, agili e forti, rifornire i soldati. Elena Bonanni, con le amiche Mara e Milena, sale quotidianamente dal paese fino alle trincee sui monti. Le tre donne trasportano ogni mattina, nelle gerle che portano in spalla, quaranta chilogrammi tra approvvigionamenti vari e munizioni. Si arrampicano per dure e ripide mulattiere con qualsiasi tempo. Consegnano il carico e ridiscendono al paese prima di sera. Elena, durante le brevi soste per riprendere fiato prima del ritorno, comincia a conversare, timidamente, con Alberto Petris, un giovane tenente. I due si innamorano e confidano nel futuro. Ma dovranno superare ancora tante difficoltà e subire sofferenze profonde, dalle perdite di persone care alla caduta di Caporetto, all’esodo e alla faticosa marcia per la salvezza verso il Veneto. Poi un nuovo fronte, quello del Piave, attende Alberto…

Elena, la protagonista del romanzo, nel 1997, a ben 99 anni di età e a più di ottanta dalla sua coraggiosa impresa di portatrice su per i monti della Carnia ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Scalfaro la Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto. Il riconoscimento, giunto alla fine della sua vita di eccezionale durata, può essere inteso come dedicato alle decine di altre donne montanare, abituate al lavoro duro e temprate alla fatica, ricche di forza e di coraggio, che svolsero una funzione fondamentale nel vettovagliamento dei soldati in trincea e le cui storie e il cui valore per molto tempo rimasero in ombra. Nella presentazione al libro Manuela Di Centa, chiedendosi che cosa spingesse queste ragazze e queste donne a sacrifici tanto grandi, scrive: ‘‘Non decisero di essere portatrici per senso del dovere, ma per amore, e certamente per un fortissimo senso di responsabilità, di apparteneza al territorio. In un perido in cui perfino il diritto di voto alle donne era un obiettivo ancora lontano, queste ragazze davano già segno della volontà di partecipare attivamente alla vita del Paese, proprio durante uno dei momenti più drammatici della sua storia’’. In appendice al libro si trova l’indicazione del numero di portatrici, suddivise per Comune di origine.



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