Una spia nella casa dell’autore

Una spia nella casa dell’autore

Alfonso è in macchina con il suocero ma non osa chiedere dove siano diretti. Non fare domande, portare rispetto, questo vuole la tradizione. Alfonso si chiede se questo viaggetto non previsto nella brulla campagna siciliana abbia a che fare con sua moglie Nina. In lei c’è sempre stato qualcosa di strano, di sbagliato. A dodici anni si era fatta “bionda come una capra” e avevano dovuto trattenerlo dal picchiarla, la sfacciata. E poi, dopo il matrimonio, tutte quelle ferite e i lividi autoinflitti... La macchina accosta, il vecchio punta una pistola alla tempia di Alfonso. “Ti uccido”, dice, “ti uccido perché fai troppo soffrire mia figlia”... Parigi, Montparnasse. M è ospite dell’Autore, un amico di vecchia data che gli ha concesso il suo appartamento per sei mesi mentre lui sarà a Toronto. Spera che cambiare aria gli dia modo di risolvere finalmente le sue pene amorose – non sa e non vuole rinunciare a nessuna delle due donne della sua vita. Dell’Autore sa poco o niente. Sa che il suo pseudonimo è Pascal S., che ha trascorsi nel mondo dello spettacolo e che ha scritto molto, come testimoniano i tantissimi manoscritti sparsi per la casa. Forse potrà scoprire di più su di lui indagando in quelle pagine. E forse è proprio ciò che l’Autore stesso gli ha suggerito, chiosando il suo biglietto di benvenuto con un enigmatico “buona lettura”...

Nulla sa il misterioso ospite dell’altrettanto misterioso Autore, se non la sua identità anagrafica, che ci viene svelata sin dalle prime pagine: “Pasquale Schembri di Realmonte, Agrigento, Sicilia, Italia”. E altri non è, quest’ultimo, che l’autore in carne ed ossa del romanzo che teniamo fra le mani. Residente da anni a Parigi, penna pluripremiata, estremamente prolifica e versatile, non di rado socialmente impegnata (ha più volte trattato di violenza coniugale, libertà sessuale e di opinione), in questa sua nuova fatica Schembri gioca con il fluido compenetrarsi di verità e finzione letteraria, avvalendosi di differenti piani narrativi. L’escamotage di una “cornice” – l’impasse sentimentale dell’ospite e il suo tentativo di ricostruire la verità sulla vita dell’Autore attraverso la minuziosa analisi dei suoi manoscritti – si presta a contenere difatti la corposa autobiografia di Pascal S., che quasi segue i ritmi del romanzo di formazione, partendo dalle origini siciliane di un bambino dotato della capacità di “parlare alle stelle”, poi giovane uomo volitivo e orgoglioso che tenta la scalata al successo nel mondo della musica leggera e dello spettacolo, attirando spesso e suo malgrado torbide attenzioni e scoprendo i lati più nascosti e contraddittori della propria identità. Come in un gioco di scatole cinesi, Pascal Schembri scrive di Pascal S. che scrive di sé. Il suo Autore si nasconde e si mostra, si fa personaggio agente e oggetto d’osservazione, invita ad intrufolarsi nelle pieghe più intime della sua vita. La scrittura di Schembri è sempre ricca, godibile, scorrevole, sa farsi intrattenimento e offrire corposi spunti di riflessione – molto battuti, al limite dell’ossessivo, i temi dell’identità sessuale e dell’accettazione di sé, dell’orgoglio e del compromesso, di quelle radici culturali e affettive che, qualsiasi strada si decida di seguire, continuano ad agire nel profondo. Il dispiegarsi di un filo giallo si impone poi nel finale della cornice: occorrerà aspettare – si tratta del primo volume di una trilogia – per capire dove l’Autore vorrà condurci.



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