Una storia che parla di te

Una storia che parla di te

Un album di fotografie per ricordare una mamma che si chiama Flavia e un papà che si chiama Umberto. Una famiglia, insomma: la sua storia, una storia che parla di tutti, anche di chi quella storia non se la ricorda, ma è comunque un componente di quel vissuto, anche se, come per il fratello, troppo piccolo per ricordare. E si comincia dalla foto del matrimonio di mamma e papà. Flavia è già in dolce attesa e Umberto le tiene una mano sulla pancia appena accennata. Intorno ci sono i nonni e gli zii. Nonno Enrico è felicissimo, dice che quello fu un giorno bellissimo per tutti; nonna Eulalia non ha mai gradito, invece, quella frequentazione della figlia, ma ha smesso da tempo di dirle di mettere la testa a posto. D’altronde passa, da sempre, più tempo in chiesa che a casa: una nonna bigotta e una mamma anticonformista hanno poco da condividere. Tra Flavia e Umberto, fin dai primi istanti della relazione, si instaura uno strano rapporto: litigano e, se sono in macchina, chi guida si ferma e ordina all’altro di scendere... Appena sposati vanno a vivere dai genitori di lei a Orbassano (Torino), dove già vivono, oltre ai nonni, la sorella di Flavia, Rosanna, malata di sclerosi multipla e il loro fratello Lorenzo con la moglie Stefania. Spesso è proprio Stefania a dover prendersi cura della piccola Dèsirèe che non ricorda nulla di quel periodo, ma nel frattempo è arrivata ad allietare il matrimonio, quasi mentre Umberto viene trasferito nello sgabuzzino di nonna Eulalia, perché è agli arresti domiciliari e mentre mostra orgoglioso la sua nuova sistemazione ai genitori, ne esce un topo tra le urla di nonna Filomena che da quel momento non metterà più piede in quella casa. Però va spesso in via Belfiore dove la famigliola si trasferisce con Yagor, il bobtail di famiglia...

Quanta sofferenza pervade tutto il libro della Cognetti! Verrebbe da dire che i bambini non dovrebbero mai diventare adulti prima del tempo e per le mancanze dei propri genitori e dei propri familiari. Ma purtroppo questo non è sempre possibile e l’esperienza narrata ne è una dimostrazione. La partecipazione all’associazione “Agevolando”, di cui la scrittrice fa parte, insieme a tanti altri che hanno avuto vissuti simili al suo, proprio per aiutare giovani vissuti “fuori famiglia”, fa capire come c’è però un modo per venirne fuori, per convogliare in positivo tutti gli orrori vissuti sotto molti punti di vista... Inutile dire che sono parole che toccano il cuore e che se ci si approccia al libro quasi con un pizzico di diffidenza, non capendo quale sarà lo sviluppo della storia, poi se ne rimane invischiati, a fare il tifo per la piccola Dèsirèe che da piccola creaturina curata dalla zia, cresce piano piano assistendo i due genitori nei loro rituali di dipendenza da droga e alcool, fino a diventare più grande, un’adolescente e poi una giovane donna, in mezzo a quell’andirivieni dalle comunità, sballottata da una casa all’altra, da una famiglia all’altra. E allora ci si chiede: quanti bambini si trovano in queste situazioni? In quanti vivono o hanno vissuto un’infanzia e/o un’adolescenza del genere? Forse non tutti ne sono usciti con il cuore, con la forza di volontà e soprattutto con la capacità di perdonare. Chi lo ha fatto è di sicuro in possesso di una grande umanità e di un grande coraggio. Commovente la ricerca del fratellino che per un periodo ha cresciuto come una piccola, grande mamma.



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