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Una vita senza fine

Una vita senza fine

Quest’anno la mamma di Frédéric ha avuto un infarto, mentre suo padre è caduto nella hall di un albergo. Frédéric, quindi, è diventato un habitué degli ospedali di Parigi e ha imparato alla perfezione cos’è uno stent vascolare o una protesi al titanio per il ginocchio. Frédéric – un buon lavoro pagato molto bene, una casa a tre piani in centro a Parigi, una macchina lussuosa e una bella figlia di dieci anni - ha cominciato a odiare la vecchiaia, che ritiene l’anticamera della morte. Inoltre, non ha alcuna voglia di perdere tutti i benefit di cui sopra, faticosamente conquistati negli anni. Quando poi la figlia, Romy, guardandolo con la stessa adorazione con cui si guarda un Dio, gli ha chiesto se tutti muoiano (prima la nonna e il nonno, poi lui e la moglie e a seguire Romy stessa, insieme agli animali, ai fiori e agli alberi dell’universo), il papà l’ha guardata con affetto e l’ha tranquillizzata dicendole che, a partire da quel momento, non sarebbe più morto nessuno. Padre e figlia sono poi partiti insieme per andare in Svizzera a visitare la Clinica del genoma. Con la scusa di preparare una puntata sull’immortalità, Frédéric, che di professione fa il conduttore televisivo, ha ottenuto un appuntamento a Ginevra con il professore greco Stylianos Antonarakis, dal quale vuole farsi spiegare come le modificazioni del DNA possano allungare la vita degli uomini. Al nono piano dell’ospedale universitario di Ginevra, il professor Antonarakis - gentile come Paulo Coelho e magnetico come Anthony Hopkins - li ha accolti, accarezzandosi la barbetta bianca, con l’aria di chi è sempre un po’ sulle nuvole, in un ufficio incasinatissimo, una vera e propria tana da alchimista biotecnologico. Romy si è mostrata molto interessata al lato new age del professore: sorriso cortese, sguardo dolce e futuro felice...

È un libro che si pone a metà strada tra un taccuino di viaggio e un reportage il nuovo lavoro di Frédéric Beigbeder, scrittore, critico letterario e pubblicitario francese, noto forse più per i suoi atteggiamenti sopra le righe e per le sue continue provocazioni che per le sue opere. Il protagonista si chiama, guarda caso, Frédéric, è il presentatore di uno show televisivo piuttosto singolare e campione di ascolti, ha due divorzi alle spalle e si è da poco sposato per la terza volta, ha compiuto cinquant’anni ed ha appena promesso a sua figlia maggiore - Romy, dieci anni, che gli ha chiesto con il candore tipico dei bambini se davvero tutti muoiono - che nessuno morirà più. E poiché le promesse vanno mantenute, l’uomo si getta a capofitto nel mercato dell’immortalità, un vero e proprio business che lo conduce, sempre in compagnia della figlia, a incontrare i più importanti luminari nel campo della genetica e della biochimica, che lo illuminano circa le loro ricerche- raccontate con dovizia di particolari- e le loro scoperte. Da Gerusalemme alla California, dall’Austria a New York, l’ex mauvais garçon francese si concede qualsiasi lusso scientifico (sequenziamento dei genomi, laserizzazione del sangue, congelamento delle cellule, per citarne alcuni) gli consenta di rinviare la sua morte e quella della sua famiglia. Ne deriva un mix di particolareggiate informazioni scientifiche e di humour, un romanzo dissacrante e disordinato - purtroppo un po’ fiacco e non sempre convincente - che altro non è che un ritratto impietoso di una generazione che non si rassegna allo scorrere del tempo ed affronta la crisi di mezza età concentrando ogni energia nella forsennata ricerca dell’elisir di lunga vita, sicuramente più immediata e meno noiosa del classico consiglio che suggerisce di adottare uno stile di vita sano per vivere più a lungo. Ma la vita eterna, anelata e rincorsa con ogni mezzo, ha un costo, un costo altissimo, che consiste nella perdita dell’umanità. Quindi, ne vale davvero la pena?