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Uno strano paese

Uno strano paese

1938, Spagna sud-occidentale, territori dell’Estremadura. Il mondo combatte da sei anni un conflitto causato dalla Confederazione, una coalizione guidata dall’Italia del generale Raffaele Santangelo che comprende in particolare Francia e Germania. I Paesi della Confederazione sono schierati contro la Lega, che vede invece alleati Spagna, Gran Bretagna e Paesi del Nord Europa. Una parte dell’esercito spagnolo, però, che da tempo preparava il tradimento, ha proclamato la secessione e aderito alla Confederazione. Alejandro de Yepes e Jesùs Rocamora, rispettivamente comandante e tenente dell’esercito regolare spagnolo, hanno fatto accampare le loro truppe nel castillo dell’Estremadura e, in una nottata di neve, vengono svegliati e avvisati della sospettosa presenza, tra le cantine, di tre uomini misteriosi, che sono arrivati senza lasciare traccia: nemmeno un’impronta su quei due metri di neve caduti in appena due ore. La cantina, “un luogo gigantesco illuminato da torce con cui a suo tempo l’intendente si aggirava tra le bottiglie allineate”, in questa notte di neve splende ancora più del solito. I tre uomini sono ubriachi fradici e il loro capo, Petrus, “uno strano ometto panciuto, con innumerevoli lentiggini e un grazioso doppio mento” per rompere la tensione offre dello champagne invertito ad Alejandro e Jesùs. Tra un bicchiere e l’altro l’atmosfera si fa più rilassata e Petrus comincia a raccontare la lunga storia del “mondo delle brume, quello dove vivono gli elfi”. Un mondo di cui egli stesso fa parte e che, come quello degli umani è minacciato da guerre, odio e catastrofi…

Con questo suo quarto libro tradotto in italiano, Muriel Barbery conferma di avere una particolare propensione per le doppiette letterarie. Come già accadde con L’eleganza del riccio, che riprendeva alcuni personaggi e contesti del romanzo d’esordio Estasi culinarie, così anche Uno strano Paese è il proseguimento della terza opera della Barbery, Vita degli Elfi. O meglio, ne definisce in maniera più chiara il quadro generale: in realtà i due romanzi sono leggibili separatamente, ma le due bambine protagoniste di Vita degli Elfi, Clara e Maria, tornano qui “in formato adulto”, a svelarci una strana alleanza tra uomini ed elfi, con l’obiettivo di salvare il mondo. È tra le pagine di questo sofisticato romanzo che, finalmente, con qualche mese di ritardo editoriale a causa della pandemia del 2020, scopriremo le origini delle loro misteriose nascite e dei loro incredibili talenti. A suon di calici di vino e tazze fumanti di uno strano tè grigio, uomini ed elfi si incontrano e si scontrano disegnando battaglie, intrighi e alleanze forse un po’ complicate per un libro che non arriva a trecento pagine. Alla fine l’impressione sarà quella di aver letto una saga! Ma oltre a una trama abbastanza complicata, sembra anche di essere intrappolati in un intreccio di formati letterari: è un racconto fantasy? Un romanzo storico? Una fiaba? La risposta è: di tutto un po’. Il linguaggio ricercato, a tratti in maniera eccessiva (anche se non tanto quanto quello di Vita degli Elfi) assomiglia a un mero esercizio di stile, che sembra volerci portare sulle montagne russe visto che poi all’improvviso, fa una giravolta e torna leggero e ironico. Insomma, un libro purtroppo ben lontano dai racconti di Rue de Grenelle che avevano fatto palpitare il cuore a tutta l’Europa e a buona parte del mondo. Nonostante ciò, il lettore paziente, che non si lascerà scoraggiare dall’eccesso di retorica e riuscirà ad entrare nel vivo della narrazione, non mancherà di vederci un fortissimo riferimento alla grazia, alla gentilezza e alla bellezza del mondo, che sono una costante nella narrativa firmata Barbery.