Urlare la verità

Urlare la verità

Pier Paolo Pasolini sa di essere scandaloso perché è sospeso tra “il sacro e il profano”. Una condizione esistenziale che gli procura una forte solitudine. Si sente solo di fronte a un potere più oppressivo dello stesso fascismo, il potere del consumismo concentrato in tre parole: “avere, possedere, distruggere”. Ma ciò che più l’affligge è vedere gli intellettuali far finta di niente di fronte alla manipolazione della coscienza di un’intera società esercitata dalla classe dirigente. Per opporsi a questo strisciante controllo culturale il j’accuse solitario è l’unica, seppur pericolosa, resistenza possibile…

La ricerca della verità è il motivo conduttore di Urlare la verità, breve antologia pasoliniana curata da Pippo Delbono. Dai testi presentati viene fuori il ritratto di un intellettuale contro, mai sottomesso alle logiche conformiste imposte da un potere oscuro capace di uniformare le menti ai propri falsi valori. Le poesie e i passi scelti mostrano l’amore di Pasolini per il popolo e la paura di vederlo ingabbiato in un sistema omologante tale da annebbiargli la vista e non fargli più vedere la realtà. Per questo lancia i suoi strali contro la reazione della Chiesa, il perbenismo comunista, l’industrializzazione, il nuovo benessere, l’autoritarismo della televisione, il consumismo dilagante, mentre prova nostalgia per la Resistenza, intesa come rivoluzione antiborghese, e per il proletariato di derivazione gramsciana, lontano da quello a lui contemporaneo desideroso di essere cooptato nella piccola borghesia. Nella bella e purtroppo profetica intervista rilasciata a Furio Colombo, “Siamo tutti in pericolo”, Pasolini, denunciando la degradazione dell’Italia, afferma che “la tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”. Questo volumetto ha il grande merito di ricordarci come Pasolini sia stato l’ultima grande coscienza critica del nostro Paese e come la sua lezione morale continui ad essere più che mai attuale.



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