Veneti in controluce

Veneti in controluce

Un imprenditore sessantenne si concede, dopo diverso tempo, una giornata per rilassarsi e dedicarsi ad uno dei suoi passatempi preferiti: la pesca. Mentre si reca al luogo di pesca in macchina si trova a pensare al fatto che la campagna di oggi è molto diversa dalla campagna degli anni della sua gioventù, ma quei fossati e quelle balle di fieno gli fanno ancora venire una strana voglia... Ljiljana è sempre di corsa: ultimamente dorme male, fa brutti sogni e si sveglia sempre di soprassalto, dovendo poi correre per riuscire ad arrivare in tempo al lavoro. Adesso, per esempio, si è addormentata dopo pranzo, sono già le tre, il capo la aspetta, eppure lei vorrebbe passare dal tabacchino per giocare i suoi soliti numeri, che non escono mai... Alex non vede l’ora di ritirarsi in camera una mezz’ora per scrivere una lettera a Samantha: vuole scrivergliela così, di getto, a mano, senza troppo pensarci su. Una lettera romantica, per confessarle che non riesce più a vivere senza di lei, che la desidera ardentemente e che loro due potrebbero essere felici, nonostante la rispettiva situazione familiare... Elian è affascinante, colto, bellissimo e Giuliana, annoiata dalla sua vita, ne è profondamente innamorata, anche se non gli ha mai rivolto la parola, se non per brevi faccende lavorative. Adesso, però, che ha saputo che il suo amato ha vinto un premio letterario, potrebbe usare questa scusa per avvicinarsi a lui...

18 racconti brevi, che si leggono facilmente, scritti con uno stile pulito, diretto e senza troppi fronzoli. La raccolta di Ausilio Bertoli si propone di essere uno spaccato della realtà odierna veneta, spesso in contrapposizione con un passato più autentico ma ormai lontano. Bertoli mette in risalto un certo disagio dei giorni nostri che va dai modi saccenti e irrispettosi dei giovani, al tempo sempre più dedicato al lavoro a discapito delle proprie passioni, alle relazioni finte e costruite; questa visione critica permea il volume di un’atmosfera nostalgica, a volte un po’ retorica, altre volte condivisibile. Come afferma lo stesso prolifico scrittore di origine vicentine nelle note finali, i soggetti dei suoi racconti sono presi in controluce, quindi in un momento della propria giornata o della propria vita in cui lasciano trapelare qualcosa di sé, o si lasciano andare a passioni o ricordi o pensieri profondi. Una nota che mi sento di fare -in quanto veneta, lo confesso!- è che si sarebbe potuto tranquillamente calcare con più forza la mano sulla descrizione del paesaggio veneto -come avviene nel primo racconto-, fatto di nebbia, paglia e industrie (ma non solo) e non mi sarebbe dispiaciuta anche qualche parola in dialetto in più, l’utilizzo di soprannomi o di modi di dire del luogo che avrebbero regalato un tocco più genuino e frizzante ai racconti.



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