Viaggio nelle praterie del West

Viaggio nelle praterie del West
Settembre 1832. Fort Gibson, Oklahoma, avamposto di frontiera del Far West. Una piccola spedizione parte per un giro di ricognizione lungo le rive del Missouri, attraverso la linea di frontiera segnata dalle agenzie indiane. È comandata da un commissario del governo degli Stati Uniti, incaricato di supervisionare l’insediamento degli indiani sulle rive del Mississippi. Insieme a lui viaggiano Mr. L., un cosmopolita inglese dalle mille risorse, seguito da un suo amico, un conte svizzero di ventun anni; un creolo francese di nome Antoine, che tutti chiamano Tony: un vero e proprio veterano della frontiera; uno scrittore appena tornato dall’Europa, Washington Irving. Li aspetta un viaggio di un mese attraverso il selvaggio West e le sue sconfinate praterie, territorio di caccia dei Pawnee e degli Osage…
Pubblicato nel 1835 col titolo A Tour on the Praires, Viaggio nelle praterie del West compare in Italia nel 1934, in un’edizione monca dell’introduzione dell’autore e piena di tagli. E ottant’anni dopo, quello che Paolo Graziano definisce “il libro più curiosamente americano di Washington Irving” ci restituisce un territorio sconfinato tutto da esplorare; il resoconto di un viaggio che in un mese Irving, conosciuto soprattutto per The legend of Sleepy Hollow, ha compiuto dopo essere tornato dall’Europa in un personalissimo “Grand Tour nelle praterie”, per usare una felice citazione dell’introduzione di Roberto Donati. Il risultato è un’opera che non risente delle contaminazioni cinematografiche e ci dona un frontiera incontaminata, in cui domina un sistema di regole non ancora infettato dalla civiltà e trova i suoi equilibri nella sopravvivenza. Un luogo che gli appassionati hanno conosciuto anche nelle pagine di Tex, del quale ci parla Massimiliano “”Leomacs” Leonardo – disegnatore del mitico fumetto – nella postfazione. Il viaggio che Irving ha compiuto prima fisicamente e poi attraverso la parola si presenta come un itinerario che, tra cacce di bisonti notti stellate, e bivacchi, diventa occasione per scoprire se stessi, le proprie possibilità e i propri limiti. Perché, citando sempre Donati, “Irving  non cerca l’avventura, il mito, la leggenda bensì l’autenticità ”. E, in sella al suo cavallo, la trova. 

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER