Vino al vino

È il 1968, Mario Soldati (1906-1999) ha appena ultimato la raccolta di novelle I racconti del maresciallo, ambientata nei luoghi del Po, luoghi che aveva girato in lungo e in largo con il reportage televisivo “Alla ricerca dei cibi genuini - Viaggio nella valle del Po” inaugurando la figura del giornalista enogastronomico televisivo. Intraprende ora il suo viaggio per l’Italia intera alla ricerca dei vini genuini in compagnia del professor Ignazio Boccoli dell’Istituto Enologico Italiano, del figlio Wolfango e del suo inseparabile taccuino d’appunti. Stila così in più tappe – terminerà nel ’75 - una cronaca del vino italiano in progress, tutta raccontata al tempo presente, facendoci procedere con lui in un cammino fatto di persone, paesaggi, osservazioni, cenni storici ed aneddoti che possono spuntare dalla conversazione con un produttore, da un pranzo, un’impressione, un ricordo… Ed il vino? Il vino è onnipresente, oggetto, scopo o forse pretesto del libro: ma cosa importa? Vino, storia ed umanità fanno un tutt’uno in Soldati, facendoci trovare ad errare per i vicoli di Napoli alla spasmodica ricerca di un introvabile Gragnano e finendo per imbatterci invece in un segaligno Asprino d’Aversa; oppure a Montepulciano, per niente persuasi dall’offerta esposta nelle vinerie ed imbattendoci in un incontro sorprendente con un trasfigurato Sangiovese… Alla fine, tra quelli appositamente cercati e quelli incontrati per caso, ci ritroveremo a fare la conoscenza con circa 200 vini e con la natura dello spiritello che alberga in ciascuno di essi: suadente o spaccone, ruffiano e tagliente, duro ma innocente, balordo, carezzevole… questo è il vino di Mario Soldati. Questo è il Nostro vino…

Per chi volesse approfondire la conoscenza con il personaggio, rimando all’articolo Mario Soldati, vino al vino: il riscatto dell’umiltà, anche se altre occasioni non mancheranno, visto che questo 2020 sembra essere l’anno di Soldati che, tra pubblicazioni ed analisi critiche sulla sua figura – che d’altronde di spunti ne offre parecchi - si trova ad essere oggetto di rinnovato interesse. È quindi il momento di fare posto sullo scaffale a questa Bibbia del vino accanto all’Artusi, altra figura in grande ri-spolvero: Soldati ne sarebbe felice. Soldati e Artusi: forse perché in enologia e gastronomia siamo andati troppo lontani ed è ora di tornare alle basi prima di lanciarci ancora oltre le sublimazioni, le arie d’elementi, le rocce di clorofilla e le acrobazie nasali che non basterebbero i recettori di un cane molecolare… Forse è ora di tornare ad antiche e segrete conoscenze perdute tra reminiscenze di banana verde, ruggine, liquirizia, idrocarburi e magari scoprire che il vino può sapere anche di uva, anche se è ancora presto per dirlo ad alta voce. Aggiungiamo che questa ricerca del “vino prelibato, che schiva ogni pubblicità”, che “vuole essere scoperto e conosciuto in solitudine, o nella religiosa compagnia di pochi amici” è inscindibilmente consustanziata ad un saggio di carattere sociale ed antropologico il cui incedere assume i tratti d’un grande romanzo. E se è vero che “Il metodo sainte-beuviano (da Sainte-Beuve, uno dei maggiori critici letterari francesi dell’800, ndr) di immergere il più possibile un’opera letteraria nel suo ambiente e nel suo tempo, è ancora il migliore di tutti i metodi per capirla e per gustarla fino in fondo. Tale e quale per il vino” non c’è altro da fare che godersi Vino al vino.

 

 


 

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