Virus

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La reazione umana di fronte a un lutto o a un abbandono segue uno schema che la psicologia ha diviso rigidamente in cinque fasi: negazione, rabbia, negoziazione, depressione, accettazione. Il modello, elaborato da Elisabeth Kübler-Ross è applicabile anche alle catastrofi globali, siano queste ambientali o sanitarie. Ed è perciò il caso della pandemia da COVID-19. I popoli interessati si sono trovati dapprima increduli (non può essere più grave della solita influenza!), poi arrabbiati (è un complotto?), hanno provato ad abbozzare (ce la faremo!) ma non è mancata la fase depressiva (no, non ce la faremo…). Il gran finale, l’accettazione, è una faccenda assai complicata. Gestire la crisi sanitaria ed economica vuol dire mettere sul tavolo valori indiscutibili: privacy, libertà, solidarietà, democrazia. Qualcosa che, in fondo, ci suggerisce il senso stesso della nostra esistenza. Come umanità, stiamo prendendo consapevolezza che occorre affrontare questioni dal peso specifico immane e, per di più, in un clima di paura, sfiducia, lutto. Nel frattempo attraversiamo ciò che alcune distopie avevano già prefigurato: un’esistenza quasi artificiale tra le mura domestiche, illuminata dagli schermi di più dispositivi, mentre qualcosa fuori prosegue senza di noi, e ciuffi di erba spuntano dal cemento alla ricerca del sole primaverile, il cielo torna limpido, bestioline risvegliate dal letargo scorrazzano indisturbate. Quali riflessioni, dunque, sorgono da un tale disorientamento? Occorre una catastrofe, il panico, per mettere in discussione i modelli che regolano la nostra vita, le relazioni, i fragili equilibri? Ci accorgiamo dell’esigenze della Natura solo quando questa è in sofferenza? Siamo esseri umani troppo stanchi e annoiati: diventare preda di (ridicoli) complotti e (autentiche) minacce è un rischio per chiunque…

Nelle crisi, di qualsiasi genere, occorrono buoni politici, economisti capaci, cittadini consapevoli; in quelle sanitarie sono fondamentali i medici e gli scienziati. In ogni caso, sottovalutare il ruolo degli intellettuali sarebbe un errore. Sono quelle figure definite spesso “scomode”, “controcorrente”, producono un sacco di parole e restano spesso inascoltate. Il filosofo e sociologo sloveno Slavoj Žižek incarna quasi perfettamente questo ruolo e il saggio prodotto “al tempo del COVID-19” rappresenta il suo impegno a seguire un tema talmente caldo che facilmente potrebbe diventare inafferrabile. Come mettere nero su bianco riflessioni così fluide? Ecco la soluzione: “costruire” una raccolta di saggi come un work in progress. Virus – Catastrofe e solidarietà è un ebook che, alla prima edizione pubblicata il 13 marzo, si arricchisce con nuovi saggi scaricabili per offrire un percorso aggiornato al rutilante decorso del virus. L’espediente garantisce vita lunga al prodotto editoriale e diventa stimolante per il lettore, soprattutto nella fase psicologica dell’accettazione. Žižek rispolvera temi spinosi: se reinventassimo una forma di comunismo? Cosa sta facendo l’Europa per me? Quanto è incerta la nostra reciproca fiducia? In attesa dell’ultimo aggiornamento dell’ebook, che potrebbe coincidere con la scoperta del vaccino, ci aggrappiamo a poche certezze, eppure solidissime: “Nuovi muri e quarantene non risolveranno il problema. Servono solidarietà e una risposta coordinata su scala globale”.



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