Vita di un perdigiorno

Vita di un perdigiorno

Il mondo appare vasto e sconfinato ai suoi occhi da giovinetto, eppure lui non ne conosce che una minuscola frazione. Lassù al mulino paterno tutto sembra distante e diverso dai luoghi d’infanzia, ma con la primavera alle porte e il cinguettio dei passeri che anima un nuovo giorno, il richiamo dell’avventura si fa irresistibile, tanto che ha deciso di viaggiare. In compagnia del suo violino e della sua innata spensieratezza, il ragazzo intraprende un lungo cammino attraverso l’aperta campagna. Lontano dai campi in cui i suoi coetanei stanno piegati in due a lavorare, un passo dopo l’altro si ritrova a Vienna, al castello, dove lo portano le due belle signore incontrate in carrozza per il sentiero, e oltre il cancello e i suoi giardini lussureggianti lo attende forse l’avventura più grande, l’amore per colei che non può avere…

Tra esercizio ludico e favola pastorale, il barone Joseph Freiherr von Eichendorff ci conduce per mano sulle tracce del suo “perdigiorno” (Taugenichts) - forse un alter ego dello stesso scrittore -, che libero da etichetta e doveri si ritrova a vagabondare tra Austria e Italia, fino a giungere a una Roma intrisa di nostalgia imperiale da cui resta incantato, richiamando alla memoria alcune immagini di Goethe. Ballate, equivoci e fraintendimenti amorosi fanno da intermezzi al racconto in prima persona del protagonista, perso nell’ebbrezza di una natura florida in cui si ritrova a suo agio, lontano dall’ipocrisia borghese. “(…) È come se fossi arrivato ovunque troppo tardi, è come se il mondo non avesse previsto la mia esistenza”, dirà nel suo allegro bighellonare per boschi e osterie. Questo breve romanzo di formazione dagli echi arcadici fu pubblicato per la prima volta nel 1826, diventando in breve testo apprezzatissimo in Germania, così come il suo poliedrico autore (già noto per romanze, canti, poesie e drammi). Per gli estimatori dello stile impeccabile e dei cieli dalle sfumature tiepolesche, la lettura si rivela una piccola e misconosciuta perla del Romanticismo da incastonare sullo scaffale, tra i giganti Goethe e Schlegel.



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