Vite di pirati

Vite di pirati

Sono stati molti a credere che il capitano Henry Avery, artefice di alcune delle vicende più suggestive della pirateria tra XVII e XVIII secolo, fosse in possesso di una ricchezza incalcolabile. Niente di più lontano dalla realtà, visto la triste e sfortunata storia di cui fu protagonista. Dopo aver saccheggiato una nave in India, che ospitava addirittura la figlia del Gran Mogol, in effetti non c’è dubbio che Avery si sia trovato tra le mani una consistente ricchezza. Come è altrettanto vero che fosse un mascalzone senza pari, talmente privo di scrupoli da tradire parte della sua ciurma, abbandonando sulle coste del Madagascar i marinai di due corvette che si erano alleati in precedenza con i suoi uomini. Dopo varie peripezie, Avery tornò in Inghilterra e mentre veniva ritenuto assai ricco da chi conosceva le sue gesta, in realtà si era ridotto in estrema povertà, avendo affidato tutti gli averi accumulati nelle Indie Orientali a dei mercanti, che si limitavano a mandargli appena l’occorrente per sopravvivere. Al contrario, i marinai che aveva tradito in Madagascar riuscirono a entrare a far parte del gruppo di pirati che governavano l’isola e vivevano da nababbi, a scapito della popolazione indigena... Dopo aver depredato navi e seminato il terrone nel Centro America, il pirata Barbanera, al secolo Edward Teach, concluse il suo girovagare sulle coste della Carolina del Nord, dove acquisì un potere talmente notevole da piegare ai suoi piedi persino il governatore, che si trovava costretto ad appoggiare le sue nefandezze. Non era la prima volta che un gruppo di pirati, in virtù del terrore che incuteva, riusciva a sottomettere ai suoi voleri un importante uomo politico. Di Teach si racconta che fosse talmente malvagio da arrivare a torturare i suoi stessi uomini con metodi originali e diabolici. A volte si chiudeva con alcuni di loro in coperta e accendeva un fuoco, creando una grossa nuvola di fumo che poteva soffocare i presenti. Barbanera era sempre il primo a uscire allo scoperto senza manifestare alcuna conseguenza, vantandosi di fronte alla ciurma della sua estrema resistenza, mentre gli altri che erano rimasti esposti al fumo insieme a lui apparivano quasi morti... Mary Read ha trascorso buona parte della vita spacciandosi per un uomo, nel tentativo di far emergere le sue doti fisiche. La prima a farla passare per un maschio era stata la madre, allo scopo di ricevere un sussidio dalla nonna dopo la morte del marito, perché l’anziana donna voleva a tutti i costi un erede uomo. Da giovanissima Mary cercò inutilmente di emergere nell’esercito, dove conobbe un commilitone che accese il suo cuore di passione. Abbandonata la carriera militare, i due innamorati si sposarono e aprirono una locanda nel castello di Breda, ma quando Mary rimase vedova dovette rinunciare a tutti i suoi progetti e, dopo essere tornata per poco tempo nell’esercito, si dedicò alla pirateria e finì ancora una volta per innamorarsi di un suo compagno, con il quale condivideva il risentimento per lo stile di vita che erano costretti a condurre. Per impedire che lui rischiasse di morire, la bella pirata arrivò a battersi al suo posto uccidendo l’avversario...

Daniel Defoe (Stoke Newington 1660 – Moorfields 1731) è considerato il padre del romanzo inglese. Ricordato principalmente per la celeberrima storia del naufrago Robinson Crusoe, che con il suo spirito di adattamento sull’isola deserta rappresenta l’intraprendenza dell’uomo moderno, capace di impiegare la sua conoscenza al miglioramento della società, in realtà il letterato anglosassone è stato autore di altri romanzi e resoconti storici assai significativi, tra cui Storie di fantasmi, Lady Roxana, Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders e Diario dell’anno della peste. Proprio quest’ultima opera rivela l’interesse di Defoe per la ricerca storica su temi di notevole impatto sociale, che tutt’oggi restano argomenti assai discussi dagli studiosi. L’autore narra attraverso il personaggio immaginario di un sellaio il terribile avvento della peste nella Londra del Seicento, soffermandosi sul comportamento della popolazione cittadina, a iniziare dalle reazioni inevitabili e razionali come la fuga nelle aree di campagna, ad arrivare al terrore ceco che spingeva in molti a gettarsi dalla finestra o direttamente nel Tamigi. Vite di pirati (o Storie di pirati a seconda delle edizioni) è l’altra opera di Defoe scritta sulle solide basi dei documenti. È l’autore stesso a spiegare in una breve storia della pirateria a mo’ di introduzione, che le vite da lui narrate sono state ricostruite facendo riferimento a fonti attendibili. Eppure, malgrado tutto questo rigore, l’opera in alcune parti rischia di annoiare il lettore. Infatti, a fianco di vicende davvero emozionanti, come l’affermarsi del potere economico e di controllo politico raggiunto dai pirati rifugiati in Madagascar, si pongono storie dove l’autore si dilunga in modo eccessivo, appesantendo la narrazione con dovizia di particolari, specialmente nei momenti in cui si concentra sulle battaglie condotte sull’oceano. A fronte della sua ricerca, c’è l’intenzione di Defoe di denunciare non solo i grossi danni portati ai commerci atlantici delle navi inglesi dalle incursioni dei pirati, ma – ancora più grave – il disinteresse della corona per il proliferare del fenomeno. Non tutti i predoni del mare erano fieri di esserlo, la storia di Mary Read lo dimostra: la pirata non amava la vita del delinquente, ma si trovò costretta ad accettarla per necessità. Erano molti i marinai delle flotte, che una volta finita una guerra restavano disoccupati e venivano spinti dalle difficoltà a darsi alla pirateria, perché la cosa che sapevano fare meglio al mondo era navigare e dovevano continuare a farlo. Come soluzione a questa situazione, l’autore fa l’esempio dei Paesi Bassi, dove si evitava di spingere i marinai senza mezzi di mantenimento a delinquere, dando loro un mestiere alla fine dei conflitti. A ben poco servì il proclama di inizio Settecento di re Giorgio, dove si invitava i pirati inglesi in maggioranza rifugiati a Providence a costituirsi per avere l’amnistia dai loro reati. Molti continuarono a compiere nefandezze, ma anche tra coloro che si arresero non mancò chi tornò a solcare l’oceano da pirata in futuro. Oggi i resti di Daniel Defoe riposano nel cimitero di Bunhill Fields a Londra.



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