Vittorie imperfette

Assunta nasce a maggio, nel 1978. È originaria di Frattamaggiore, studia ragioneria e comincia a gettare il peso su uno spiazzo dietro al camposanto dove per allenarsi disegna il cerchio della pedana con il gesso. Durante la sua carriera vince una medaglia di bronzo agli europei juniores, una agli europei under 23, una medaglia d’oro ai giochi del Mediterraneo, un argento agli europei indoor del 2002, un oro agli europei indoor del 2007, lo stesso anno in cui ai mondiali di Osaka è la capitana della nazionale italiana di atletica, un argento ai giochi del Mediterraneo del 2009: sin dalla nascita però deve combattere con un problema agli occhi, un glaucoma congenito. La sua vista peggiora sempre più e trentunenne decide di abbandonare la sua carriera tra i normodotati, con cui tornerà a competere nove anni dopo: nel frattempo entra a far parte della compagine paralimpica come pesista e lanciatrice del disco con risultati formidabili. Colleziona record, e tra Paralimpiadi, mondiali ed europei si porta a casa dieci medaglie d’oro…

“Solo chi cadde può dare altrui l’edificante spettacolo del rialzarsi”, scrisse un giorno Arturo Graf, e questa è senza dubbio diventata una delle sue citazioni più famose, soprattutto perché dà effettivamente voce a quella che è una grande verità: solo a chi non fa mai nulla non capita mai niente, e in particolare solo chi non agisce mai non sbaglia in nessuna occasione. La vita è fatta così, discese ardite e risalite, e del resto, come sostenne (o almeno gli è stata attribuita la massima) il barone Pierre de Coubertin, l’uomo che tanto disse e tanto fece che riuscì a compiere il miracolo della resurrezione di una consuetudine che sembrava smarrita per sempre nelle pieghe più polverose della storia, le Olimpiadi, quelle Olimpiadi che invece, come del resto lo sport tutto, sono veicolo di importanti messaggi e simbolo di pace, fraternità, valori, impegno, merito e speranza, “l’importante è partecipare”. Vincere, però, è inutile negarlo, piace a tutti, dà soddisfazione, perché significa dimostrare davanti agli occhi del mondo che si è bravi, e quindi ricevere stima, ammirazione, rispetto: essere amati, insomma, perché in fondo è sempre lì che noi esseri umani andiamo a parare, perché l’amore è tutto, ed è tutto ciò che ne sappiamo. Qualche volta però la vittoria più importante non è data dal salire sul gradino più alto del podio, ma dalla forza di essere in grado di imparare dai propri errori, di rialzarsi quando il mondo ci è crollato addosso, di smentire tutti i pronostici: è questo il filo rosso che cuce insieme le biografie di campioni come Marco Pantani, Assunta Legnante, Michael Jordan, Alex Zanardi, Federica Pellegrini, Jonah Lomu, Elisa Bartoli, Novak Djokovic, Vanessa Ferrari e altri, qui raccolte per dimostrare come le crisi non siano altro che, a saperle guardare da un’altra prospettiva, opportunità.

 


 

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