Walter T.

Walter T.

Futuro prossimo. Il suo nome è Walter T. È il protocollo n. A011395 di una piccola città, uno dei tanti esperimenti, vecchio abbastanza per ricordare come tutti sono arrivati fin lì, dunque un esemplare raro. Anche perché nessuno sa che ha nascosto le prove del passato. Si occupa della manutenzione del sistema di aerazione dell’edificio 7, nella città laboratorio. Tutto è filato liscio come sempre nel suo turno lavorativo notturno di quel sabato, torna a casa e accende la Web TV per ascoltare le NEWS delle sette, ma sente uno scoppio fortissimo, un’esplosione nell’area che ha appena lasciato, prende l’auto, arriva all’ingresso e ci sono altre più grandi deflagrazioni, salta in aria tutto, muoiono tantissimi, teme di non poter ritrovare più nemmeno la scatola che ha seppellito con i ricordi di quando erano ancora liberi. Fino a cinquantanove anni prima. Allora era adolescente, ma il regime iniziò quando era ancora bambino, imponendo un drastico cambiamento a tutti: divieti e imposizioni su ogni comportamento, vestirsi parlare riunirsi giocare studiare, per lasciare spazio alla dittatura delle probabilità. Gli algoritmi dominavano la quotidianità, lui e alcuni amici si isolavano talvolta nell’ovile del nonno, disegnavano (proibito) e poi raccolsero i fogli nel libro RE-BOOT, fi fatto un progetto di rivolta. Furono scoperti, dispersi, rieducati in famiglie “modello”. Ora viene a sapere che c’è un farmaco in preparazione, ha lo stesso nome RE-BOOT, che i suoi amici sono in vario modo sopravvissuti e che si stanno pure verificando inspiegabili omicidi intorno a loro. Provano di nuovo a disobbedire...

L’interessante scrittore, editor e produttore musicale Davide Di Lodovico (Pescara, 1968) utilizza la prima persona al presente e al passato remoto (con qualche impaccio nei tempi) per affrontare l’autobiografia di Walter T. (che dà il titolo al volume), un umano vero, in via di estinzione fra tanti meta-umani e big data. Un racconto lungo di fantascienza distopica dall’andamento quasi noir, ben illustrato dal bravo Savino Napoleone. Il tema non è proprio originale e la trattazione è talora superficiale, comunque avvincente. Walter desidera ardentemente poter respirare di nuovo la libertà che aveva conosciuto da giovane, è inebriato dal tornare a vivere a lungo in superficie dopo essersi sentito seppellito. Onde empatiche di dolore lo attanagliano mentre ci prova, vede le prove di clonazione e di sedazione per imporre il recepimento delle “informazioni” elaborate dal governo. Volti disperati, mani intorno alle teste, occhi spalancati e allucinati (come da efficace copertina). La narrazione è distinta in una venticinquina di brevi capitoli con disegni e figure, quattro parti che alternano la vicenda contemporanea collocata nel nostro possibile futuro al passato dei protagonisti, quando il pessimo regime improvvisamente ebbe inizio.



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