Widows

Harry Rawlins, Joseph Pirelli e Terry Miller sono rapinatori. Ne hanno fatti tanti di colpi e si credono pronti e preparati anche per l’ultima azione criminale che hanno pianificato in ogni dettaglio: quattro uomini in passamontagna bloccheranno un furgone portavalori e poi faranno esplodere il portellone dello stesso con gelatine innescate da un detonatore elettronico. Tutto studiato. Tutti gli uomini pronti. Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi e il piano esplode loro tra le mani. Letteralmente. I tre uomini bruciano, carbonizzandosi e perdendo la vita nell’auto che avrebbe dovuto farli scappare con il bottino e le loro mogli a stento riescono a identificarli all’obitorio. Tre uomini morti, dunque, e tre vedove. E ognuna di loro reagisce alla scomparsa del proprio consorte in maniera del tutto differente. Anche i funerali dei tre uomini sono diversi l’uno dall’altro: uno all’italiana, con una quantità enorme di cibo cucinato dalla stessa mamma della vittima e che sembra più un festino a tutti gli effetti. Uno privatissimo, con una inconsolabile, giovane e bellissima vedova, la cui madre però già pensa a farle dimenticare il matrimonio con un malvivente e farle girare completamente pagina iscrivendola a prestigiosi concorsi di bellezza nazionali, e uno con una donna che avrebbe voluto non fare proprio nulla e seppellire il suo amato e adoratissimo sposo da sola, per poi sempre da sola rimanere a piangerlo per tempo imprecisato. Ma quest’ultima, Dolly, vedova Rawlins, non può farlo e per convenzioni sociali e richieste familiari si piega a un funerale in pompa magna con tutti gli “amici” storici del marito, i suoi “colleghi” in affari e la Polizia locale che presiede da lontano per capire come vanno le cose in quel territorio. Dolly stringe i denti e sopporta con la morte nel cuore. Ma proprio durante il funerale uno dei loschi individui che Harry Rawlins frequentava in vita e con cui faceva affari le si avvicina e le dà un pacchetto. Sono le disposizioni del suo sposo nel caso a lui fosse successo qualcosa. Dolly alla fine del funerale torna a casa a chiudersi nel suo dolore e quasi se ne dimentica. Poi si ricorda della conversazione e del pacchetto e decide di aprirlo. Poche righe, una copia di chiavi, delle indicazioni ben precise. Harry ha proprio pensato a tutto. Ora Dolly deve solo fare tesoro di una eredità tanto redditizia quanto scomoda e magari coinvolgere anche le altre vedove. Come cambierà la vita delle tre donne? E le stesse riusciranno a fare squadra?

Widows è un thriller solo all’apparenza e nonostante la scarica di adrenalina che l’autrice ci mette quasi in ogni pagina di ogni capitolo alla fine quello che si presenta sotto gli occhi del lettore è poco più che un romanzo di amore. Amore infinito e prolungato di donne nei confronti dei propri uomini e amore per la loro memoria. Certo le vedove si ritroveranno con più di una gatta da pelare per le mani e da femmine indifese e spaventate si trasformeranno in abili donne di affari meno sprovvedute e più determinate di quanto avrebbero mai pensato, ma più che gli affari e l’eredità sostanziosa a muoverle è sempre il sentimento per i propri mariti. Gli uomini con cui avevano deciso di dividere tutta la loro esistenza. Dolly è la manager del gruppo, ma solo perché è stata la prima a trovarsi tra le mani il non facile lascito, è una donna determinata perché lo è sempre stata, ma il resto del gruppo impara alla svelta e le vedove diventano presto il vero fulcro delle attività del loro territorio, un gruppo unito e organizzato. Probabilmente più di quanto non fossero stati i propri mariti. Nell’ascesa e nel consolidamento del potere di questo gruppo si gioca tutto il romanzo della La Plante, che parla alle lettrici incantando allo stesso tempo i lettori con una trama dal ritmo serrato e dagli imprevedibili colpi di scena. Quando ho incontrato Lynda La Plante e le ho chiesto da dove fosse nata l’ispirazione di Widows lei mi ha risposto: “C’era un articolo su un giornale che descriveva una moglie di una famiglia borghese, il cui marito era morto, lasciandola non solo vedova, ma in una terribile situazione finanziaria. Aveva tentato di rapinare un ufficio postale ed era stata arrestata. Ho semplicemente trovato i fatti di come e perché questa donna era stata spinta al crimine. È questo il seme da cui è nato Widows”. A riprova che la vita reale è più straordinaria di ogni libro, ma che per scrivere buoni libri bisogna sempre essere curiosi. E di solito i migliori autori lo sono.

 


 

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