Wintertide – La festa d’inverno

Wintertide – La festa d’inverno

Ad Aquesta si apprestano i preparativi della Festa d’inverno, che sarà come al solito preceduta da un torneo dove stavolta saranno i maggiori cavalieri del Nuovo Impero a darsi battaglia per divertire la nobiltà e il popolo. Nei giorni precedenti alla manifestazione, i Riyria incontrano un gruppo di ragazzini che vivono di espedienti derubando gli stranieri ignari delle loro precoci abilità di giovani delinquenti, ma nello scegliere Royce si rendono immediatamente conto di aver commesso un grave errore. Il mezzo elfo apprende da loro che tra gli appuntamenti in programma c’è il matrimonio tra il reggente Ethelred e l’Imperatrice Modina – Ethelred il ciccione come lo chiama Mince, uno dei giovanissimi borseggiatori innamorato di Modina. Quest’ultima vive ancora segregata nella sua stanza per recuperare le forze in vista delle nozze, almeno in base a quanto fa sapere il reggente Saldur che necessita di un pretesto per giustificare le ripetute assenze dell’Imperatrice, il cui vero nome è Thrace Wood ed è detentrice del titolo di erede di Novron per aver ucciso il mostro Gilarabrywn. Mentre Royce, che ufficialmente ha abbandonato ogni attività di ladro e ha rifiutato il ruolo di protettore del vecchio regno di Melengar, si reca nel monastero dove adesso vive al sicuro da ogni pericolo la sua amata Gwen, Adrian ha un incontro con i reggenti e i loro collaboratori. Merrick, in passato membro come Royce dell’associazione il Diamante Nero, propone un accordo al membro dei Riyria: se ucciderà il cavaliere al servizio del conte di Chadwick Sir Breckton saranno liberati Degan Gaunt, il vero erede al trono imperale ma paradossalmente capo dei nemici Nazionalisti, e la principessa Arista di Melengar, ambedue costretti nelle segrete del palazzo in celle di piccole dimensioni abitate dai topi, sottoposti a notevoli stress alimentari. Il cavaliere del conte Archibald Ballentyne ha rifiutato le invitanti proposte di Saldur ed Ethelred per rimanere fedele al suo signore, lasciando intendere che nel caso in cui il padrone di Chadwick decidesse di tradire i due reggenti Breckton, che attualmente è il cavaliere più forte dell’esercito imperiale, si schiererebbe contro quest’ultimo. La resa dei conti è ormai imminente, le sorti del Nuovo Impero si giocheranno quando i due combattenti si scontreranno nell’ultima giostra del torneo che precede Wintertide, la festa d’inverno…

Terzo volume della versione in italiano edita dalla Armenia di The Riyria Revelations, la saga fantasy dello scrittore statunitense Michael J. Sullivan, in realtà nell’originale Wintertide rappresenta il quinto volume della serie, dopo le prime quattro avventure di Adrian e Royce. Nel nostro paese i volumi precedenti sono stati raccolti in due libri di notevole spessore come vuole la tradizione fantasy, con i titoli di Ladri di spade e Sorge un impero usciti negli ultimi mesi del 2018. La saga si conclude sia nella versione originale che nell’edizione tradotta con l’ultimo volume dal titolo Percepliquis la città nascosta, uscito nelle librerie italiane ad aprile. In Wintertide l’autore compie un salto di qualità rispetto alle avventure precedenti. Ormai la saga è completamente impostata: dopo aver salvato il regno di Melengar nel primo volume, i protagonisti non hanno potuto impedire al reggente Saldur e alla Chiesa di avere la meglio sia sui Monarchici che sui ribelli Nazionalisti, instaurando il Nuovo Impero destinato agli splendori del Vecchio Impero caduto novecento anni prima. La dolce Thrace, che Royce e Adrian avevano preso sotto la loro protezione, è stata scelta come erede al trono imperiale, ma è solo un fantoccio manipolato dai reggenti per giustificare il loro potere agli occhi del popolo. Il principe Alric e la principessa Arista restano l’unico baluardo a difesa della causa monarchica e dovranno essere i Riyria a trovare il modo di legare le loro forze ai Nazionalisti guidati da Degan Gaunt se vorranno sconfiggere gli Imperialisti. In questa quinta avventura rispetto ai libri precedenti la narrazione procede in modo più lineare e l’intreccio tra le vicende vissute dai vari personaggi è ben articolato. La lettura risulta più piacevole e scorrevole, si giunge alle ultime pagine con la curiosità di scoprire quali saranno le sorti non solo del regno di Avrin, ma di tutto il mondo ideato da Sullivan. Quest’ultimo, al di là degli inequivocabili riferimenti alle vicende e ai personaggi tipici del fantasy, a partire dalle opere di Tolkien i cui accostamenti non sono nemmeno tanto velati, ci trasporta in una realtà di indiscussa ambientazione medioevale. I rimandi ai secoli bui della storia europea non si limitano alle giostre dei cavalieri e ai loro comportamenti a corte, ma vanno ben oltre, nell’abbigliamento dei personaggi ad esempio o nella struttura dei castelli. Malgrado l’autore abbia più volte sostenuto di fronte ai media di non aver compiuto studi specifici per scrivere la sua opera, i riferimenti di storia sociale specialmente in questo quinto volume si sprecano e arricchiscono le vicende.



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