XY

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Un albero ghiacciato intriso di sangue, undici cadaveri e una bambina dispersa, la neve cosparsa di rosso ed una testa che rotola verso i piedi di sfortunati avventori. A Borgo San Giuda, infinitesimale paesino di montagna isolato dal mondo, si è consumata una strage, ma non un’efferata serie di delitti qualunque: ognuna delle vittime sembra essere morta per cause differenti e brutalmente assassinata senza alcuna apparente motivazione. Proprio mentre i malcapitati coloravano il bosco del proprio sangue Giovanna Gassion, psichiatra, tingeva le lenzuola con il rosso sgorgato da una cicatrice riapertasi dopo quindici anni. Una ferita più recente, invece, è quella della rottura con il pedante Alberto, fidanzato di lunga data. Date le premesse, la richiesta di Don Ermete, combattuto e sensibile parroco di San Giuda, di trasferirsi nell’ormai tristemente famoso luogo maledetto, sembra quasi un dono del cielo: i già pochissimi abitanti del minuscolo agglomerato stanno progressivamente impazzendo, o abbandonando la comunità. Le cime ammantate di mistero del paesino diventano ogni giorno più pericolose ed incomprensibili: i quattro “clan” che compongono la popolazione si dividono tra diffidenza e fedeltà alle campane che il prete, imperterrito, non vuole smettere di suonare per richiamare i credenti nella dimora di una fede che invece sembra smarrita...

In quel bosco, quella mattina, Satana ha ottenuto una vittoria schiacciante. Ma il pensiero più inquietante è invece che la strage di San Giuda sia un monito che porti il nome di Dio... Sandro Veronesi, in XY, è regista (il romanzo ha infatti più di una sequenza prettamente cinematografica) di una vicenda ambigua che fa del mistero la sua chiave di volta. Scritta a tratti con i toni del thriller, altri con la leggerezza (e il divertimento) di una commedia familiare, la vicenda della “missione” della dottoressa Gassion e di Don Ermete è un appassionato scontro tra opposti: fede e scienza, uomo e donna, bene e male, bianco e rosso. Il colore del sangue assurge, infatti, a simbolo della liberazione da ogni tipo di schema razionale, fatto che per una donna di scienza può apparire solo che come un male: quello incrostato ai bordi della testa mozzata di Beppe Formento come le macchie sul cuscino della protagonista parlano dell’inspiegabile ma non dell’impossibile. La volontà di entrambi i personaggi principali di giungere ad una soluzione li distoglie progressivamente dal cammino personale che stanno compiendo, dalle evoluzioni e dai cambiamenti che l’incomprensibile scempio ha procurato alle loro rispettive vite. Un trauma può essere considerato come nuovo punto di partenza, un giorno zero che, indipendentemente dallo scioglimento del mistero può essere l’unica vera conclusione? In questo senso XY è un’opera che viaggia su due binari paralleli: c’è, da una parte, la trama thriller-noir alla quale sono dedicate descrizioni e ambientazioni e, dall’altra, un filo conduttore intimista che risulta evidente anche solo dalla scelta di raccontare la storia per mezzo dell’alternarsi delle voci dei due protagonisti. Sandro Veronesi riesce a diversificare i due linguaggi in maniera esemplare (è addirittura più credibile sotto le mentite spoglie di Giovanna Gassion) riservando a ciascuno spazi narrativi differenti (lunghi e profondi pensieri per il Don, convulse paranoie e serrati dialoghi per la psichiatra) tracciando così due personaggi letterariamente felici, appassionati, appassionanti e umanissimi. Parafrasando il motto “se esistono le parole per dirlo, è possibile”, di loro potremmo dire che se esiste uno scrittore abbastanza capace allora qualcosa di non reale può anche venire percepito come vero. XY dice molto sulle incognite, quelle che incontriamo per la strada o quelle che vediamo riflesse la mattina allo specchio. Sono queste ultime le più indecifrabili; fortuna che, molto più spesso di quanto siamo disposti ad ammettere, accettare è più importante di capire.



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