Yann Andréa Steiner

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1980. La scrittrice e cineasta francese Marguerite Duras, reduce dal Festival del cinema di Taormina, si è rifugiata nei pressi di Caen, nell’eremo marino di Roches Noires, per scrivere una serie di articoli per il quotidiano “Libération”. Qui riceve la telefonata inaspettata di Yann Andréa Steiner, un giovane studente suo ammiratore che ha incontrato tempo addietro durante la proiezione in un cinema d’essai del suo film India song e con il quale ha intessuto nei mesi precedenti una fitta e affettuosa corrispondenza. La Duras è in un periodo di depressione e solitudine, ha subito persino un breve ricovero per intossicazione da farmaci, e l’irruzione nella sua vita di quel ragazzo dalla bellezza eterea porta una ventata di sensualità e giovinezza. I due passano le giornate a discutere di libri (argomenti del tipo: Roland Barthes genio o simbolo di falsità?), a bere vino e liquori, a fare l’amore, a fantasticare su un progetto della Duras rimasto in cantiere per anni e ormai abbandonato al quale Steiner sembra tenere molto. Si tratta di un libro sulla storia di Théodora Kats, un ragazza ebrea deportata dai nazisti nel campo di sterminio di Austchwitz: è morta gasata come tanti altri? Oppure sono vere le voci secondo le quali un nazista impietosito l’aveva fatta scendere dal treno della morte in una stazioncina di campagna dalla quale poi, vestita di bianco, osservava i treni carichi di ebrei passare? O quelle che la volevano emigrata in Inghilterra e morta dopo una serena vecchiaia? Mentre il rapporto tra Marguerite e Yann Andréa evolve e si approfondisce, un curioso fatto di cronaca lascia il segno su quella rovente estate francese: in una affollata colonia poco lontano dalla residenza Roches Noires sboccia una storia d’amore tra un bambino ospite della colonia e una sorvegliante adolescente, Johanna...

Lei, una anziana intellettuale di sessantasei anni ammirata da tutti con un passato pieno di passioni esotiche e un presente di antidepressivi a manciate. Lui - ventisette anni, vero nome Jean Baptiste Llemèe - un giovanotto che ama occuparsi di Filosofia e Letteratura e va in giro con un ombrellino parasole e un vestito di lino. La relazione sentimentale molto sui generis (per dirne una, si diedero sempre del lei o del voi malgrado andassero a letto insieme) tra Marguerite Duras e Yann Andréa Steiner ha - ai tempi - calamitato l'attenzione dell’opinione pubblica, ovviamente per la netta differenza d’età. Personalmente trovo l’idea di questi due esteti perdigiorno che passano il tempo a piangere per un nonnulla o a fare elucubrazioni barbosissime sul senso della vita e dell’arte contemplando il mare calmo dalla terrazza di una villa prestigiosa per poi prontamente consolarsi con bottiglie che a un operaio costerebbero un quarto di stipendio francamente irritante più che suggestiva, almeno nella versione letteraria. Il rapporto d’amore e di sesso tra i due – che, diciamocelo francamente, costituirebbe l’unica vera attrattiva del romanzo, e non a caso è stato al centro del lancio editoriale del libro quando è uscito, e a leggere la IV di copertina sembrerebbe l’oggetto preminente della narrazione che ci si appresta a vivere - è invece solo accennato, descritto in alate allusioni, sfiorato con romanticismo un po’ struggente un po’ svenevole, e in buona sostanza elude quasi in toto i nostri sguardi, morbosi o legittimamente interessati che siano. Aridatece L’amante.



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