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Lieto fine

Lieto fine

I traslocatori ci hanno impiegato poche ore a raccogliere i ricordi di tredici anni di matrimonio. Un matrimonio un tempo felice, unito da un amore che per i primi tempi è stato in grado di far sentire Angela e Antonio giovani nella loro bolla di sentimenti. Poi sono arrivati i tradimenti e le bugie che hanno rovinosamente condotto una vita di coppia altrimenti perfetta verso il baratro del divorzio. Ora, di quei tredici anni d’amore trascorsi in quella casa non rimane altro che il divano zoppo, l’unico superstite in grado di testimoniare il fallimento di una promessa. Perfino la culla che aveva donato tempo felice ai loro figli è ora caricata su un furgone dei traslochi talmente piccolo da non lasciar trapelare che possa raccogliere davvero tutti quei ricordi, tutta quella vita. L’unica domanda che ancora può resistere in tanta desolazione è piuttosto semplice: quando le cose potevano essere aggiustate? A quale punto della relazione si poteva ancora rimediare?

Quello che Isaac Rosa tenta di descrivere è il logorio di un rapporto che culmina con un divorzio sofferto. Sofferto perché i ricordi belli ci sono, e sono pure tanti. Un tema emozionante, che sicuramente tocca molti lettori nel profondo. Eppure, il romanzo risulta tiepido: i personaggi, Angela e Antonio, sono schiacciati dalla necessità di raccontare una vicenda che fin da subito risulta macchinosa. Gli accadimenti risultano troppo artificiosi - le ragioni che hanno portato i due a scegliere il divorzio sono spesso prive di un filo logico, a volte troppo deboli, altre volte troppo infantili - perché si riesca davvero a empatizzare con i protagonisti. Già, i protagonisti: eccessivamente concentrati su loro stessi e sulla propria autocommiserazione che con lo scorrere dei capitoli rende la lettura soporifera. Ma – va detto – la scelta di raccontare la storia dalla fine è una trovata interessante che senza dubbio conferisce quel quid in più al romanzo. Certo, lo stile impeccabile di Rosa – autore di grandissimo successo nella sua Spagna – e l’universalità della situazione di partenza promettevano una ricetta davvero di successo, peccato per quella strana necessità di voler inserire a tutti i costi una svolta degli eventi più vicina all’attualità ma dalla filigrana ben più complessa di quanto non sia riuscito a trasmettere in queste pagine l’autore.