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Life on loan

Life on loan
Milano, giorni nostri. Clara Scardi vive fra negozi alla moda in cui esprime ammirazione per le sue scarpe preferite, parrucchieri esclusivi e sedute di autocoscienza tenute nel profumato palazzo dove ha sede lo studio del dottor De Nicola. È una donna che in segreto tenta di ricucire se stessa all’indomani della scomparsa misteriosa del marito. L’agiatezza economica è rimasta, ma ad attenuare la sua solitudine è l’assistenza della governante Anna, mentre il dott. Varosi è il suo fidato e insospettabile amministratore patrimoniale. Nello stesso anno e nella stessa città l’avvocato Mario Valadier è in compagnia di suo figlio a bordo della sua Audi A8: guardano fuori dai finestrini, setacciando i marciapiedi in un silenzioso crescendo di preoccupazione. Il figlio chiede al padre se proprio quel giorno non abbia litigato con sua madre. L’avvocato lo rassicura, ma si accorge di non avere più notizie della moglie. La vicenda lo conduce dall’ispettore Bertoli, avvezzo al disbrigo di faccende giudiziarie scottanti. Intanto Clara continua le sue sedute dallo suo scrupoloso psichiatra, e dopo un incontro con una ragazza in un negozio inizia a nutrire seri dubbi sulla sua vera identità…
Con Life on loan - Vita in prestito Rossana Balduzzi Gastini dimostra di aver composto un racconto forzatamente allungato attraverso l’espediente della suddivisione in microcapitoli, utili forse solo ad esorcizzare la noia del lettore. Si tratta di un discutibile tentativo di thriller psicologico, con vuoti di logica narrativa, consistenti in non pienamente motivate persecuzioni all’indirizzo dei protagonisti, con relativa assenza di caratterizzazione degli stessi e una certa trascuratezza dell’ambientazione. Un romanzo che adotta pretenziosamente il topos hitchcockiano del “doppio” (con la protagonista che scopre di essere un’altra) e un non meno velleitario intreccio (due piste narrative a “montaggio parallelo convergente”). Il titolo è un inglesismo gratuito con l’effetto di apparire al pari di un’etichetta di bibite di sottomarca per l’attenzione del consumatore imprudente. Prive delle implicazioni sociali, psicologiche, esistenziali e anche di autoironia, tipiche dei gialli, queste pagine si nutrono di provvidenziali ricerche sul web, del caso inspiegabile e di miracolose emancipazioni personali quali chiavi risolutrici del mistero narrato. I buoni libri gialli vanno oltre il mere plot per raccontarci di dialetti, professioni, atmosfere, spesso lasciando il retrogusto per quanto il lettore ha incontrato nel pensiero. Non certo un banalissimo “traffico assordante” (come si legge nelle primissime pagine) con attorno freddi negozi di accessori.