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L’imitatore

L’imitatore

Inizio Novecento. Pran Nath è figlio di un colono inglese e di un’indiana appartenente a una casta elevata. Frutto di un’avventura romantica, Pran è nato già orfano. Dopo la morte di sua madre, data in sposa a un ricco avvocato, il giovane Pran viene cacciato di casa dal padre adottivo e deve confrontarsi con la miseria che tanto aveva disprezzato. Per via della sua pelle insolitamente chiara, Pran viene venduto con il nome di Rukshana come potenziale Hijra, un eunuco al servizio di uomini ricchi e influenti. Riuscendo a fuggire dal suo destino si rifugia presso due missionari inglesi e assume il nome di Pretty Bobby. Qui si scopre scaltro, intelligente, di una cultura che sorprende i missionari. Per un ennesimo scherzo del destino, Pretty Bobby si trova coinvolto nell’assassinio di un giovane inglese, Jonathan, rampollo di una famiglia facoltosa che di lì a poco sarebbe dovuto tornare in Inghilterra. Ma Jonathan muore in un vicolo, a presenziare c’è solo Pran-Bobby, che in tasca al cadavere trova solo un biglietto per l'Europa e una carta d’identità sbiadita, quella foto potrebbe rappresentare chiunque. Il giorno dopo, Pran-Bobby è in partenza per l’Inghilterra, sotto il nuovo nome di Jonathan Bridgeman…

L’imitatore è un romanzo picaresco sulla ricerca dell’identità. Nel corso della sua giovane vita il protagonista assume vari titoli, cambia ruolo, casta, genere, nazionalità, viaggia dall’India all’Europa all’Africa e finisce con il ritrovarsi senza un nome. Il tutto sembra non disturbarlo affatto, Pran-Bobby-Jonathan si tuffa nelle avventure della sua vita e non ne sembra scalfito, anzi, come un abile marinaio riesce a cavalcare gli eventi, trarne il meglio. Con questo romanzo di debutto, Hari Kunzru, anch’esso figlio di madre inglese e padre kashmiri, ha vinto due prestigiosi premi letterari risultando un pioniere nella descrizione del colonialismo indiano e dei suoi figli. Tuttavia, il romanzo non è stato esente da critiche, il personaggio di Pran è stato definito “vacuo” e forse non a torto, considerando l’ammontare di tempo che Kunzru ha dedicato a personaggi secondari, facendoli apparire quasi i veri protagonisti del libro, e l’indifferenza con cui Pran si affaccia alle avversità della vita. La scrittura è molto decisa, lapidaria, vuole descrivere l’universo con pochi tratti e a volte confonde, si perde. Nel complesso, è un romanzo utile per capire quell’universo complicato che è stato il colonialismo europeo e i suoi effetti.