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L’imitatore

limitatore

Alle prime luci del mattino un uomo sta portando a spasso il suo cane sul molo dove è solito andare e dove, quando è fortunato, riesce spesso a trovare oggetti interessanti portati dalla marea, come antiche monete e perfino spille medievali. Dipende dai giorni e dalla fortuna. È estate e anche se è ancora mattina presto fa già caldo, lui scruta tra legnetti, ciottoli e frantumi di vetro mentre la sua cagnolina tira al guinzaglio verso qualcosa di preciso. Che sia anche oggi così fortunato da trovare un piccolo tesoro? Niente da fare. Quella mattina per l’uomo e il suo cane è invece davvero tragica perché sulla riva c’è solo un braccio mozzato… A un chilometro e mezzo di distanza Suni, giovane studentessa di archeologia, è con il suo gruppo di ricerca e con la sua insegnante a fare dei sopralluoghi per uno studio universitario e mentre è alla ricerca di reperti trova un busto umano decapitato. Ne seguono urla, concitazione e chiamata alla polizia... Matei, montatore di cucine di origine albanese, è ancora più lontano dal porto e dalla riva: è a Deptford, sta andando a piedi al lavoro, raggiunge il civico 15 e prima di entrare prova a lanciare nel cassonetto vicino il suo bicchierino di caffè di carta vuoto, fa cilecca e deve perciò avvicinarsi e raccoglierlo da terra. Ma a terra c’è un pezzo di carne lacera e putrescente su cui un nugolo di mosche sta banchettando. Matei ci vomita sopra il caffè e il terrore che gli ha invaso le budella. Sulle varie scene del crimine viene chiamata l’ispettrice Anjelica Henley e quello su cui si troverà a indagare sarà ancora più complesso di quanto avrebbe mai immaginato. Chi uccide, massacra e sparge pezzi di esseri umani in tutta Londra e perché lo fa? E soprattutto quanti assassini sono coinvolti in questa macabra mattanza?

Era dai primi romanzi di Elizabeth George che non leggevo qualcosa di così adrenalinico, coinvolgente, originale e che presentasse una Londra tanto cupa. Nadine Matheson fa il botto con la sua prima opera di genere L’imitatore e ci mette dentro tutti gli ingredienti migliori in grado di deliziare, sconvolgere, appassionare i lettori. C’è una città molto lontana dall’immaginario che ne hanno i turisti, un posto tra l’indifferente e il pericoloso dove oltre a una guerra tra bande c’è in corso una guerra tra serial killer, una competizione che sembra nascere proprio dal luogo che vogliono conquistare. Una Londra ancestrale molto simile all’Islanda del 700 dopo Cristo, dove tutto era consentito e permesso pur di accaparrarsi dominio e potere. A cercare di contrastare tutto questo o almeno a cercare di fare il proprio lavoro pur tra problematiche personali e demoni propri da fugare o mettere da parte c’è una donna sola al comando del gruppo. Henley è una poliziotta atipica e una donna ancora più atipica che cerca di stare lontana da casa sua e da suo marito il più possibile e che paga ogni giorno sulla sua pelle la promozione a ispettrice. Intorno a un personaggio così poliedrico e in grado di attirare l’attenzione del lettore fin da subito, l’autrice costruisce una storia credibile, fascinosamente ingarbugliata, ricca di cattivi che non sono necessariamente anche assassini e con un taglio al femminile che rende il thriller classico anche una seria considerazione sulla condizione della donna nella società 2.0. Da lettrice di genere non posso che riflettere sul fatto che raramente si trovano opere prime così compiute e mature, segno che prima di mettere nero su bianco la Matheson ha studiato e letto tanto, e insieme non posso fare a meno di desiderare di leggere al più presto qualcosa di altro di questa vera rivelazione letteraria.