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L’imperatore tiranno

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Aulo Cecina Severo, appena ventenne, si trova in Britannia a capo di una piccola compagine di legionari romani. L’avversario è la temibile regina ribelle Budicca, al comando di migliaia di guerrieri persuasi di ottenere una schiacciante vittoria: “Non eravamo più di diecimila soldati, sfiniti e coi piedi doloranti, e sembrava che mezza Britannia si trovasse lì per spedirci nell’Ade”. Il giovane Cecina, dall’alto del suo cavallo da ufficiale, osserva quella sottile linea rossa battersi caparbia e temeraria contro “volti orrendi, spalmati e striati di guado”, poi arretrare inevitabilmente impaurita e sfiduciata da una sconfitta apparentemente inevitabile. Eppure accade l’impossibile. I soldati osservano spaesati il superiore cavalcare risoluto in direzione dello schieramento avversario, ma non c’è tempo per porsi domande. L’ufficiale discende da cavallo ed affiancato da due incogniti e valorosi legionari guida il contrattacco romano, donando all’impero un’inaspettata e gloriosa vittoria… Nove anni dopo Cecina, ora questore in Spagna, cavalca al seguito di Tacito, governatore di Cordova, in direzione di Sulplicio Galba, governatore della Spagna Tarragonese nonché ex console, il quale pare li abbia convocati d’urgenza. Tacito e Cecina intraprendono una faticosa ed ininterrotta cavalcata di oltre quattrocento chilometri, niente di eccessivamente gravoso per l’eroe della campagna contro Budicca. Eppure una domanda sorge distinta ed inevitabile nella mente di Cecina: “Perché quell’urgenza, e cosa vuole il governatore della Spagna Terragonese, niente meno che un ex console, da me, un umile questore?” …

L’imperatore tiranno è il romanzo d’esordio di Henry Venmore-Rowland. L’opera si apre con la ribellione di Budicca contro Roma, tra il 60 e il 61 d.C. Dopo di che il lettore viene trasportato nel 68 d.C. I movimentati anni trascorsi nel frattempo (il grande incendio di Roma, la dispotica e sconsiderata condotta dell’imperatore Nerone, il suicidio forzato del filosofo Seneca, la sfortunata cospirazione architettata da Gaio Calpurnio Pisone) pur non essendo direttamente narrati, si presentano costantemente tra i pensieri del protagonista, nei dialoghi e nelle orazioni delle numerose figure artefici degli avvenimenti narrati. La scelta dell’oggetto della narrazione non è affatto scontato, infatti afferma l’autore: “…l’anno dei quattro imperatori era poco più che una frase nella quale mi ero imbattuto durante i miei studi. Le lezioni di storia romana si concentravano sul periodo che va da Annibale a Claudio, e c’era un buco largo centinaia di secoli fino alla caduta dell’impero romano d’Occidente”. Altrettanto originale è la scelta del protagonista, “Aulo Cecina Alieno, soldato e politico intricatamente coinvolto nel caos del 68-69 d.C.”. Egli, da un futuro prossimo rispetto agli eventi narrati, ripercorre le contingenze che lo portarono ad appoggiare Sulplicio Galba, contribuire al rovesciamento della dinastia dei cesari, guidare una ribellione gallica, arginare le rivolte intestine alle legioni romane d’oltralpe, duellare, giustiziare… Un uomo spaccato tra l’ideale devozione alla patria, e la vertiginosa ambizione personale. Una storia avvincente e incalzante, conclusa da uno scomodo finale aperto ed un unico indizio per immaginare il futuro del protagonista: il nuovo cognome conferitogli, Alieno.