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L’imperatrice

limperatrice

Elena arriva al paese col marito Luca per aiutare Olga, la suocera, nella sua vigna: i giovani infatti lavorano in città, a Bucarest, mentre le campagne si svuotano e rimangono solo i vecchi a faticare, seguendo i ritmi della natura. La donna teme un po’ l’incontro con la suocera: Elena è divorziata e ha già delle figlie, quindi pensa che l’anziana contadina possa non considerarla un buon partito per il figlio. In realtà Olga prende subito in simpatia Elena, perché dimostra di saper faticare e rispetta le tradizioni contadine. Allo stesso tempo la nuora rimane colpita da questa anziana contadina a cui la vita ha risparmiato ben poco: vedova, madre di cinque figli che continuano anche da adulti a darle preoccupazioni, detiene un sapere antico legato alla terra e ai suoi frutti, vive una vita scandita dalle stagioni e impartisce ordini a tutti quelli che le capitano a tiro. Olga è una donna indurita dagli anni e dalle avversità, scontrosa con i vicini, dispotica con i figli, ma con una grande capacità di comprendere la sofferenza che si nasconde dentro ciascuno. Agli occhi di Elena, la saggezza e la dignità di Olga la fanno assomigliare a un’imperatrice, soprattutto quando, seduta su una sedia dall’alto schienale, fila al telaio sfoderando un sapere antico, custodito gelosamente da generazioni e generazioni di contadine…

Liliana Nichita è una scrittrice rumena che vive in Italia da più di quindici anni. Proprio la sua esperienza di donna migrante l’ha spinta a raccontare nel suo primo romanzo, Ciliegie amare - pubblicato nel 2013 da Laterza - il dramma delle madri rumene che lasciano i propri figli nel paese di origine per garantire loro un futuro migliore. Per il suo impegno e le tematiche sociali dei suoi testi ha ottenuto in Romania il premio Donna dell’anno 2013. Con L’imperatrice, già pubblicato in Romania nel 2017 e ora finalmente tradotto in italiano, l’autrice ritorna sul ruolo della donna sia nel mondo contadino, rappresentato da Olga, sia nella società post-moderna in cui vive Elena, successiva alla caduta del re-gime di Ceausescu. La giovane donna, raccontando in prima persona il suo rapporto con Olga, diventa un anello di congiunzione tra passato e futuro: la generazione di Elena è infatti l’ultima che ha conosciuto la povertà di un mondo contadino che sta scomparendo e la prima che ha assunto su di sé il peso dell’emigrazione post-moderna. È proprio lei quindi che può ancora descrivere una società abitata da uomini e donne che vivono in simbiosi con la natura assecondandone i ritmi; è lei l’ultima che può riconoscere un’imperatrice nel volto segnato di una contadina, come quello di Olga. Con questo libro, inoltre, la Nichita, sempre attraverso la voce di Elena, ci racconta anche un’altra storia che spesso ignoriamo: quella che c’è prima o dietro tante immigrate che vivono nelle nostre città, quella del sacrificio, della solitudine e della speranza che sono non solo di chi parte ma anche di chi resta.