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L’Impero Femminista della Papessa

L’Impero Femminista della Papessa

C’è una nuova Papessa al soglio pontificio: si tratta di Lucrezia Prima, al secolo Delizia Dominanòva, fondatrice dell’Impero Femminista, o regime Tulipano. Con l’enciclica De Foeminarum Eminentia vengono gettate le basi di una società che prevede la supremazia femminile in campo religioso e laico. Inizia così l’epurazione dei maschi, la cui inutilità è paventata dallo studio delle nuove tecniche di riproduzione, anche se non ancora completamente messe a punto. Nascere maschio sotto il nuovo Regime si rivelerà una disgrazia. Romeo Monrose, autore letterario di romanzetti “rosa pallido”, ne coglie immediatamente le prime avvisaglie: il proprio editore si suicida dopo essere stato individuato dalle agenti della Squadra Letteraria che vigila sull’ortodossia editoriale che tollera unicamente il romanzo storico in chiave di reinterpretazione femminista. Non solo, quando la gatta del dirimpettaio di Romeo partorisce cinque gattini di cui due maschi, sarà Romeo a trovarsi sullo zerbino di casa i due gattini decapitati. Nel frattempo il Regime attiva una campagna di femminilizzazione attraverso la massiccia diffusione di estrogeni nei cibi industriali con la spiacevole conseguenza di mettere in crisi la qualità delle riserve di sperma depositate nel reame, rivelando la fallacità del sistema lanciato verso l’autonomia riproduttiva femminile. Toccherà proprio a Romeo, dopo molte peripezie, svolgere il ruolo di fecondatore di Stato e consigliere della Papessa: ruolo che lo renderà inviso tanto ai maschi quanto alle femministe integraliste. Ma quando un asteroide di grandi dimensioni minaccia di abbattersi sull’Urbe ci sarà da fare i conti con una realtà che prescinde dall’Ideologia...

Non c’è dubbio che negli ultimi anni il tema di appartenenza di genere - con tutto il corollario di distinguo e catalogazione divenuto ormai ossessivo -, abbia saturato tanto la narrazione comune quanto le produzioni cinematografiche e letterarie, assieme ai mass media che non si sottraggono dal riportare studi pseudo scientifici volti a dimostrare tutto e il contrario di tutto in tema di “sessi”. Personalmente trovo molto poco interessante l’argomento attorno al quale si sviluppano istericamente teoremi astratti puntualmente smentiti dall’esperienza individuale quotidiana. In una Società ormai soffocata da un politically correct che porta spesso a risultati opposti a quelli sperati attraverso un assurdo tentativo di democratizzazione della Natura, dedicarsi alla lettura delle oltre duecento pagine de L’Impero Femminista della Papessa non mi ha trovato affatto entusiasta. Eppure Romeo Monrose – pseudonimo di Emilio Sciotti - se la cava contro ogni aspettativa. Non tanto nel modo di affrontare le tematiche attraverso le quali si pone l’obiettivo di invitare al sorriso “donne e uomini in armi”, lo fa soprattutto con uno stile di scrittura immaginifico, spiritosamente pomposo, di un arcaismo reinventato e ricco di neologismi tutti atti a condire una sorta di distopia ironica, o ironia distopica... Da una parte il romanzo cavalca il tema dell’attualità cogliendo e portando al parossismo un’ormai consolidata misandria culturale della quale neanche ci si accorge più, dall’altra, proprio grazie allo stile ben ponderato, disarma qualsiasi revanscismo livoroso che spesso popola quel bla bla bla che ha i toni rivelatori di una Società di “maschi vs femmine” rimasta ancora, sul tema, in fase pre- adolescenziale.