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L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise

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Mancano cinque mesi al suo tredicesimo compleanno. Lei e Rodeo si trovano da qualche parte nell’Oregon. È tutto così caldo e lucente che è necessario strizzare gli occhi per riuscire a vedere qualcosa, quanto ai piedi, se non fosse per l’abitudine, andrebbero in fumo a camminare sull’asfalto infuocato della stazione di servizio. Ma Coyote Sunrise ci è abituata, appunto. Come si è abituata a cambiare panorami ogni giorno, viaggiando (e vivendo) sullo scuolabus Yager con suo padre. Si avvicina alla macchina delle granite e in seguito a un incontro fortunato e a un gesto di gentilezza, torna allo scuolabus con un gattino. Mai e poi mai avrebbe potuto lasciarlo lì, lo aveva capito da subito, dal modo in cui lei e il gatto si erano guardati negli occhi un momento prima. Si chiamerà Ivan, proprio come il protagonista di uno dei suoi libri preferiti. Ora si tratta soltanto di fare di tutto perché Rodeo non scopra il clandestino che è salito a bordo. Quando escono dal parcheggio a bordo dello scuolabus, Coyote saluta i due ragazzini che le hanno regalato il gatto: sono lì seduti sul marciapiede accanto allo scatolone che adesso contiene un cucciolo di meno. Il più piccolo dei due ragazzi ha ripreso a mangiare la granita che lei gli ha offerto. Sono brave persone, pensa Coyote Sunrise, gente che sarebbe bello rivedere, se solo passassero due volte dalla stessa città…

È una vita nomade, quella che Coyote e Rodeo conducono da anni. Precisamente da quando un incidente ha portato via le sorelle e la madre della ragazzina. Ovvero la moglie e le altre due figlie di suo papà. Perché una cosa è certa: ogni lacerazione, ogni perdita è terribile almeno tante volte - e in tanti modi diversi - quante sono le persone coinvolte. Per questo, per usare le parole di Rodeo, è meglio non aver bisogno di nulla: perché un giorno potremmo perderlo. Ecco il motivo per cui il padre di Coyote non vuole saperne di tenere Ivan con loro. Ma solo per poco, perché, come ci viene detto all’inizio, tutto incomincia (ri-comincia) proprio con Ivan. Fino a quel giorno l’imperativo di suo padre è sempre stato dimenticare tutto e guardare al momento presente, al massimo alla strada che avevano davanti. Ogni luogo è raggiungibile, ogni incontro possibile, purché non si torni nell’unico posto proibito: Poplin’ Springs. La città da dove sono fuggiti. Lì abita ancora la nonna, che un giorno telefona per avvertire Coyote che il parco della cittadina verrà raso al suolo. In quel parco è sepolta una capsula del tempo: tutto quanto le rimane della vita di prima. Abbiamo davanti un romanzo di rara energia ed equilibrio, che sa affrontare il tema della perdita e del ricordo senza finire nei tanti inciampi che i temi difficili portano con sé. Dialoghi notevoli, storia divertente e solare, nonostante le premesse. Dai 10 anni in su.