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L’improbabilità dell’amore

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La folla si è radunata sin dalle prime luci dell’alba, allungandosi dal grigio porticato monumentale della casa d’aste Monachorum & Sons, lungo l’ampio marciapiede fino a invadere Haughton Street. Troupe televisive e giornalisti accreditati si sono invece assicurati un pass per assistere all’evento dell’anno: la vendita di un quadro, L’improbabilità dell’amore, alla cifra più alta mai registrata per una singola tela. In una stanza laterale della casa d’aste, due dozzine di giovani vestiti in modo impeccabile stanno ricevendo le ultime istruzioni dal primo banditore, nonché organizzatore della vendita, il conte Beachendon: nelle ultime quattro settimane ha cercato di anticipare ogni possibile accadimento e ha assegnato a ciascun impiegato un cliente, con il compito di farlo sentire speciale e di persuaderlo della grandiosità di un acquisto simile. Fra le personalità attese ci sono oligarchi russi, l’emiro di Alwabbi con la moglie, il presidente francese, il ministro della Cultura inglese, un famosissimo rapper, un manager in crisi e un’ereditiera filantropa americana. Tutti hanno buoni motivi per partecipare all’asta e sono pronti a rischiare più del denaro per aggiudicarsi il quadro. La critica d’arte Dolores Ryan, invece, si sta abbandonando alla disperazione: considerata una dei massimi esperti di arte francese del diciottesimo secolo, quando ha avuto la tela fra le mani, l’ha liquidata come una copia mal fatta, distruggendo di fatto la credibilità costruita con il duro lavoro di una vita. Alle diciannove in punto la prima limousine raggiunge la casa d’aste, mentre Lord Beachendon, preso in una sua fantasia privata, non si accorge di un giovane di origine cinese, in divisa da portiere, che sta esaminando il plinto coperto di velluto. Qualche ora dopo, nel visionare i filmati delle telecamere a circuito chiuso, polizia e security si chiedono come quell’uomo abbia potuto mettere a segno una mossa tanto audace sotto il loro naso. Tutto è cominciato sei mesi prima, quando Annie McDee — trentunenne aspirante cuoca, con il cuore infranto —, decide di acquistare in un negozio di rigattiere un regalo per Robert, conosciuto durante una serata per single. Annie passa spesso davanti a Bernoff and Son, ma non ha mai avuto la tentazione di entrarci: la vetrina è invasa di ciarpame e scarti appartenuti ad altri. Sopra uno schedario, però, nota un quadro nascosto da una pianta di gomma: è bello, nonostante la polvere e la luce scarsa. Non ha molto denaro con sé, ma si accorda con il figlio del proprietario per settantacinque sterline — una follia per il suo misero stipendio. La sudicia tela risulterà essere un Watteau perduto dal valore inestimabile: il capolavoro che ha lanciato un intero genere artistico, oltre a essere considerato la rappresentazione più toccante e al tempo stesso eccitante dell’amore… Anche Memling Winkleman, un anziano e facoltoso ebreo, sopravvissuto ad Auschwitz e ora influente mercante d'arte internazionale a capo di un impero, cerca disperatamente il dipinto, ma per altri motivi, mentre sua figlia Rebecca — che ha assunto Annie come cuoca — è all’oscuro delle sue trame e, soprattutto, del suo passato.

L’improbabilità dell’amore è il primo romanzo di Hannah Rothschild, pubblicato in Italia da Neri Pozza dopo il successo di Casa Trelawney. L’autrice, giornalista e regista proviene dalla facoltosa e famosa dinastia di banchieri: oltre a essere attivamente coinvolta in una serie di organizzazioni, è vicepresidente dell’Hay Literary Festival, fiduciaria della Tate Gallery e prima donna presidente della National Gallery di Londra. Il dipinto che dà il titolo al romanzo è un’opera di fantasia, ma il pittore, Jean-Antoine Watteau, non lo è, come, del resto, il mondo dell’arte londinese che la Rothschild conosce molto bene. Il risultato è una satira che attraversa tutti gli strati sociali: dai “nouveaux riches” collezionisti, il cui denaro è di dubbia provenienza, agli artisti snob; dagli aristocratici in rovina, ai personaggi più umili, come Annie, che deve ricostruirsi una vita, e sua madre Evie, un’alcolizzata che non è mai riuscita a tenersi un impiego né un marito, o Jesse, che fa la guida presso la Wallace Collection — in realtà è un artista in difficoltà particolarmente premuroso verso Annie di cui si è innamorato. La storia è particolarmente avvincente nelle parti in cui vengono descritti il restauro, la valutazione, l'attribuzione e la vendita delle opere d’arte ed è arricchita da una serie di sottotrame, alcune delle quali, pur non essendo strettamente necessarie allo sviluppo della vicenda, sono molto divertenti, come le esilaranti disavventure dell’incapace conte Beachendon che per non essere licenziato deve portare a termine una vendita di enormi proporzioni o i tentativi del frizzante Barthomley Chesterfield Fitzroy St. George di influenzare la vita di ricchi clienti che, privi di idee, contatti e fantasia, non sanno come spendere adeguatamente il denaro di cui dispongono. In alcuni capitoli è la tela stessa a rivolgersi direttamente ai lettori per raccontare la sua provenienza e gli illustri proprietari che si sono avvicendati durante secoli di storia e in momenti bui come, durante la Seconda Guerra Mondiale, il furto, da parte dei nazisti, delle opere d’arte appartenute a famiglie di origine ebrea. Con questo corposo romanzo la Rothschild cerca di rispondere anche a una serie di domande sul valore reale, intrinseco, dell’opera artistica in un mondo dove tutto è ridotto a prodotto commerciale. La risposta, suggerita proprio da uno dei personaggi, Lord Beachendon, può sembrare particolarmente cinica: “… il valore è stabilito dal desiderio che suscita: dal desiderio di chi la vuole per sé e da quanto disperatamente la vuole”. Ovvero dal prezzo che è disposto a pagare