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L’improvvisatore

L'improvvisatore
Il sogno è la variabile costante nella vita di Elia Sabaz, un trentenne scapolo che a quanto pare fa il maestro elementare con una passione pari a quella della maniglia di una porta, e che sostiene di non capire perché, nonostante la sua cultura, posizione, e il suo piglio brillante, faccia fuggire le donne. Forse perché da ogni piccolo gesto Elia emana la sua voglia di fuggire dalle responsabilità? Torniamo al sogno, però. Elia è un suonatore di jazz, e col sax ci sa fare. Ad un certo punto la sua vita sembra prendere una buona svolta: viene chiamato da una casa discografica per sostituire un grande nome in una sessione di registrazione. Pieno di belle speranze, si precipita alla sua prima “buona occasione” per poi ritrovarsi a registrare un jingle per la pubblicità di uno yogurt, quarantacinque secondi di registrato in tutto. Elia continua imperterrito a tentare di cogliere ogni occasione possibile, e riesce ad ottenere di suonare col suo gruppo alla festa di un importante produttore cinematografico, salvo poi finire a suonare alla sagra della fragola di Passignano. E dalla sagra della fragola però, Elia ricava qualche dubbio importante: è davvero l’unica soluzione quella di abbandonarsi alla smania di essere sempre nel posto giusto al momento giusto? Proprio a Passignano infatti Elia incontra una ragazza che scrive poesie e gli ruba il cuore, ribaltando tutte le sue certezze...
Antonio Vincenti, in arte Sualzo, è un sassofonista mancato. E’ un sognatore, e si sente. Parlano di sogni tutti gli elementi più belli di questo fumetto. La poesia che, come ammette lo stesso autore, è l’unico degno surrogato della magia della musica. Non potendo riprodurre il tessuto sonoro necessario, Sualzo si affida alla musica delle parole. Alla delicatezza volteggiante e quasi rarefatta di versi malinconici. La storia comincia riportando un’e-mail ricevuta dall’autore, mittente Gipi. Il quale, per gli amanti del genere, non è proprio uno che se la cava male. Anzi. Non è un dettaglio trascurabile, per una storia che parla di sogni. Lo spessore dei personaggi, veri, estremamente imperfetti e consapevoli di esserlo, a tratti stupidi, irrazionali, audaci: perché, e anche questo lo dice Sualzo, come per gli scrittori ad un certo punto i personaggi prendono quota e vivono la storia un po’ come pare a loro. Si prendono le loro libertà, per poi arrivare esattamente al punto pensato, interiorizzato e voluto dall’autore. E infine, naturalmente, il jazz. Vero messaggio di questa storia delicata, garbata, impossibile da non apprezzare: quel vivere intenso, multisfaccettato, disordinato, quel mettere insieme frammenti, quell’impegnarsi con passione per poi, magari, affidarsi ad un’avventura imprevista. Lo dice egregiamente, Sualzo: "L’improvvisazione dà un’ebbrezza senza pari. L’improvvisatore ogni volta si sorprende di sapere cosa fare".